Tredici anni di costante crescita elettorale. Trionfo previsto. Ma narrazione dominante demolita dall’analisi dei flussi, tanto da costringere partiti d’ogni ordine, latitudine e grado, a una riflessione che superi i commenti sbrigativi della vigilia; quelli più inclini a sminuire le ragioni dell’ascesa dell’AfD che non a cogliere le ragioni profonde di un risultato inedito dal secondo Dopoguerra, centrato alle urne, che ha sottratto alla sinistra parte del suo popolo. E che, al di là del pieno di voti per l’estrema destra, rivela la fallacia di quell’idea che attribuiva l’ascesa di Alternative für Deutschland al mero voto di persone disagiate e con un’istruzione bassa, insufficiente a rendere comprensibile la portata della vittoria in Sassonia-Anhalt che riesce ad attirare a sé almeno tre elettorati, incluso quello Cdu.
L’exploit dell’estrema destra questa la classificazione di AfD degli 007 interni tedeschi, anche se il co-leader del partito, Tino Chrupalla, assicura che «nessuno deve avere paura» quando si parla per esempio di remigrazione, garantendo che non sono contrari a persone di origine straniera se integrate, parlano tedesco e contribuiscono all’economia è figlio di migliaia di elettori che al voto di cinque anni fa avevano scelto i cristianodemocratici Cdu, e che domenica hanno votato AfD.
«Alternativa» è diventata attrattiva per un elettorato trasversale: non più quello solo del movimento degli operai dell’Est o della piccola borghesia. Ma allargato anche nell’età. È riuscita a intercettare consenso maggiore di altri fra i 35 e i 60 anni: lavoratori che conoscono sulla propria pelle non solo la parabola del Land che storicamente ospita il triangolo della chimica tedesca tra Leuna, Bitterfeld e Halle, cuore pulsante della catena legata all’estrazione e lavorazione dei materiali fossili e minerali. Ceti popolari afflitti dalle degenerazioni di un sistema centrale di tasse che, accanto alle trasformazioni industriali, ha dato risposte parziali all’impatto di inflazione e immigrazione, col portato enorme dell’abbassamento dei salari.
Secondo la stima dell’istituto di ricerca e sondaggi berlinese Infratest dimap, citato dallo Spiegel, ancor più significativo per il risultato è l’elevata mobilitazione di chi nel 2021 non ha votato. Non solo lo spostamento da un partito all’altro. Una componente chiave del successo viene dall’astensione: tanti che avevano smesso di andare ai seggi sono tornati alle urne per AfD. Il partito ha beneficiato dell’appoggio di 170mila ex non votanti, oltre che di 83mila ex sostenitori della Cdu. A questi, si sono sommati 17mila voti andati cinque anni fa ai Liberali della Fdp, che non hanno superato stavolta la soglia di sbarramento del 5%. Sono confluiti sull’AfD anche 12mila voti ex Linke, il Partito di sinistra; 6mila di ex elettori socialdemocratici (Spd) e 2mila di chi nel 2021 aveva scelto i Verdi. Parte della vecchia sinistra delle campagne «trasloca», ma pure ceto medio urbano progressista. Mentre duemila votanti Afd hanno virato sull’Alleanza fondata da Sahra Wagenknecht (Bsw).
Per il leader di AfD nel Land, Ulrich Siegmund, anche «gli imprenditori hanno votato per noi ed anche Elon Musk si è espresso concretamente, il che dimostra che esiste un grande interesse internazionale». Vero, come esistono le ingerenze straniere. Ma anche queste insufficienti a spiegare i tratti di un nuovo blocco: conservatore, operaio, anti-sistema. Difficile dare la colpa a un Mangiafuoco digitale. La protesta contro le élite ha corso e corre sui social. Ma il voto è stato su economia, istruzione, immigrazione mal gestita. Questi i tre elementi che hanno dato corpo al ribaltamento. Per AfD, «il futuro è conservatore di destra», ma i crescenti prezzi dell’energia dovrebbero essere affrontati a livello federale. No al tandem socialista-conservatore. Cambia pure la geografia: voti non solo dalle zone rurali, ma nuovi elettori nelle città. Secondo dimap, l’AfD è testa in tutti i gruppi sociali considerati: pensionati, operai, impiegati e lavoratori autonomi. Voto interclassista e non è più solo maschile, dove l’adesione rimane comunque più forte. Con crescita esponenziale fra le donne, da quando le leader Alice Weidel ne ha preso le redini.
