Bruciò la sua ex incinta di 8 mesi Condannato a 18 anni

Nino Materi

Il Pm aveva chiesto 15 anni di carcere. Il giudice gliene ha inflitti 18. Ora speriamo solo che se li faccia davvero tutti in galera. Chiuso in cella a riflettere sulla malvagità di un gesto infame: aver tentato di bruciare viva la sua ex fidanzata, Carla Caiazzo, 38 anni, «colpevole» di averlo lasciato, nonostante portasse in grembo sua figlia. Un doppio «affronto» che Paolo Pietropaolo, 40 anni, non poteva tollerale. E così, a Pozzuoli, quel maledetto giorno (era il primo febbraio 2016) Paolo non si fermò neppure davanti al pancione di Carla, incinta all'ottavo mese. La cosparse di benzina e le dette fuoco, sfigurandola per sempre. Carla si salvò per miracolo, partorendo un raggio di sole di nome Giulia. Ieri pomeriggio la sentenza firmata da un giudice donna. Che questo processo lo ha probabilmente vissuto non solo come magistrato, ma anche come alter ego morale di una ragazza sfortunata. Che cercava giustizia. E, forse, l'ha trovata. Il suo carnefice è stato condannato a 18 anni e al risarcimento del danno con una provvisionale di 250mila per Carla e 50mila per la piccola Giulia; per Pietropaolo anche l'interdizione dai pubblici uffici e la sospensione della potestà genitoriale. L'imputato, alla lettura del verdetto, era presente in aula. La vittima no. E forse è stato meglio così. Per Carla vedere quell'uomo (anche se è il padre di sua figlia) avrebbe solo aggiunto dolore a dolore. Ieri mattina in aula c'era stato un ultimo colpo di scena con un messaggio whatsapp dai toni deliranti risalente al 30 gennaio, due giorni prima dell'aggressione: «Dove sei? Questa donna non mi trasmette più nulla, temo che la bimba soffrirà, colpa tua...colpa di nessuno. Mi ha tradito. Deve pagare. Per dimenticare riscaldai la vecchia minestra»; frasi inviate da Pietropaolo a una ex con cui in passato aveva avuto una relazione.

Nei giorni scorsi Carla ha chiesto al presidente della Repubblica di farsi promotore presso il Parlamento per introdurre il nuovo reato di «omicidio di identità»; e ha sottolineato: «Oggi, più che mai, da vittima voglio rappresentare un momento di riscatto e di riflessione per tutte le donne che subiscono, in silenzio, le violenze dei propri uomini».

Poi una domanda terribile: Carla, quando sarà grande cosa dirà a sua figlia Giulia per giustificare il volto sfregiato della mamma? «Le dirò la verità: è stato papà». E, un attimo dopo, l'abbraccerà. Forte.

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