C'è un numero che racconta più di molte parole una parte consistente di quello che sta succedendo in Emilia Romagna: 12,9 per cento. È la percentuale di popolazione straniera residente nello storico fortino rosso. E non è solo un numero, ma è un affresco che spiega come sta cambiando una regione che è un pezzo consistente del mosaico del nostro Paese. Qualche altro dato, giusto per mettere le cose in scala e dare l'ordine di grandezza del fenomeno: sul secondo gradino del podio c'è la Lombardia col 12,2 per cento (che però è prima in Italia per numeri assoluti di immigrati), a seguire la Toscana e il Lazio. Un ulteriore elemento: la media nazionale è attorno al 9,2 per cento. Numeri che raccontano una realtà che non è attribuibile al caso. Perché l'Emilia Romagna non è una regione a caso. Ma è un modello, anzi il modello, di amministrazione di tutte le declinazioni di pensiero progressista che si sono succedute nel nostro Paese. Un modello esibito, sbandierato, ostentato per anni dalla sinistra. Un modello che adesso è diventato, con ogni evidenza, un boomerang: da Modena fino a Bologna e poi a macchia d'olio in tutta la regione, i frutti della cultura dell'accoglienza a tutti i costi e del lassismo si stanno mostrando con tutte le loro problematicità. Non è, ovviamente, solo una questione di immigrazione, anche se il fallimento del modello di integrazione proposto finora è davanti agli occhi di tutti. Ma è anche e soprattutto una questione di cultura dell'illegalità e di tolleranza nei confronti di atteggiamenti che spesso tracimano nella delinquenza.
Le immagini degli scontri di lunedì sera a Bologna sono il trailer del film horror di quello che fa la sinistra quando amministra la cosa pubblica: assalti alle forze dell'ordine, cioè allo Stato, appoggiati o tollerati con amicale benevolenza dalle amministrazioni locali, cioè da chi dovrebbe rappresentare lo Stato. Un cortocircuito esplosivo amplificato dalle parole irresponsabili e incendiarie del sindaco Matteo Lepore e da quelle tiepide di Elly Schlein che della Regione è stata per due anni vicepresidente. Ma la decrescita infelice dell'Emilia Romagna passa anche attraverso la microcriminalità, lo spaccio di droga, le occupazioni abusive, i centri sociali onnipresenti e protetti dalla istituzioni e il sempre maggiore radicamento dell'estremismo islamico. E torniamo al problema dell'immigrazione, che è la punta dell'iceberg di una questione innanzitutto ideologica.
Il modello rosso sta terminando la sua parabola nel modo peggiore e a lamentarsene, adesso, sono anche quegli elettori di sinistra che si sono scoperti esasperati da delinquenza e degrado. Ma su questo fallimento c'è una firma politica chiara e non è possibile sbianchettarla.
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