Contagi oltre i 12mila e 196 morti in più Il pressing di Fontana, "Il virus va fermato"

Sono 2.313 i contagiati in più da ieri e 196 le vittime. Il bollettino quotidiano della pandemia non offre tregua ai medici e agli infermieri impegnati nella battaglia quotidiana con il Covid-19

Sono 2.313 i contagiati in più da ieri e 196 le vittime. Il bollettino quotidiano della pandemia (non più epidemia ndr) non offre tregua ai medici e agli infermieri impegnati nella battaglia quotidiana con il Covid-19. Cifre che hanno indotto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a chiedere misure straordinaria al governo per alzare il tiro contro la diffusione della malattia. «Per due settimane si è raccontato che era poco più di un'influenza, e chi cercava di attirare l'attenzione sulla pericolosità veniva sbeffeggiato o addirittura insultato come è capitato a me -dice Fontana- La sanità lombarda sta dando risposte che non so quante altre realtà nel mondo sarebbero riuscite a dare. Ora si deve invertire la tendenza». Necessaria la stretta richiesta dalla regione Lombardia su tutte le attività commerciali: pub, ristoranti e alberghi tranne quelle relative ai servizi pubblici essenziali, alla vendita di beni di prima necessità e alle edicole. Anche il presidente della Regione Veneto, Zaia, ha annunciato di aver chiesto misure ancora più incisive per contrastare il virus. «Voglio vedere le strade vuote, le luci dei locali spente, le spiagge svuotate, le piazze deserte», avverte Zaia.

Al ventesimo giorno il coronavirus ha contagiato 12.462 persone. Un numero che comprende gli 827 decessi ma anche i 1.045 guariti, più 41 in un giorno. I positivi sono 10.590, quelli ricoverati con sintomi sono 5.838, più 800; 1.028 sono in terapia intensiva, più 151; mentre 3.724 sono in isolamento domiciliare fiduciario. É sempre la Lombardia a segnare il passo contro il virus 7.280 i casi totali ovvero più 1.489 rispetto a martedì e più 94 casi in terapia intensiva. Un ritardo nella classificazione dei casi due giorni fa ha provocato il rimbalzo di ieri.

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità che insieme al commissario per l'emergenza, Angelo Borrelli, tiene il bilancio dell'epidemia ha confermato che non esiste alcuna evidenza scientifica rispetto alla possibilità che il coronavirus in Italia sia diventato più aggressivo o che addirittura si tratti di un agente patogeno autoctono, non importato dalla cina. Il virus dice è lo stesso, quello di Wuhan. «Abbiamo sequenziato l'intero genoma di un paziente cinese ricoverato a Roma, di uno lombardo e di uno veneto: il virus che circola in Italia è quello di origine cinese seppur con piccole mutazioni che, tuttavia, non lo rendono più aggressivo -assicura Rezza- La Cina ci ha insegnato molto in termini di contenimento del virus. Servono misure stringenti». E proprio per supportare la sanità italiana è in arrivo una squadra di medici specialisti cinesi: si tratta di 5 esperti medici, un membro della Croce Rossa cinese e un membro del Center for Disease Control and Prevention. Rezza ha anche confermato che tra i pazienti positivi in cura ci sono anche 43 bambini. «Sono pochi i positivi al coronavirus. - assicura Rezza - E i bambini superano brillantemente la malattia. Ma dato che anche con pochi sintomi clinici possano essere positivi al tampone è stato giusto aver chiuso le scuole». Ieri ricoverato un secondo bimbo al Meyer di Firenze positivo al virus a 11 mesi.

Infine sulla dichiarazione di «pandemia» da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità per Rezza l'Oms vuole lanciare un appello al resto d'Europa che stenta a trovare una linea comune per contrastare la diffusione.

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