Conte diserta il tavolo, imprese senza risposte

Il premier prima irride Confindustria ("faccia proposte") poi non si presenta: è strappo

Conte diserta il tavolo, imprese senza risposte

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte volta le spalle alle aziende (stremate dal coronavirus) e scappa davanti all'agenda che Confindustria consegna nelle mani dei ministri nel corso del vertice in videoconferenza di ieri mattina.

Lo scontro tra industriali ed esecutivo, sulle misure da inserire nel decreto aprile (che diventa decreto maggio), resta aperto. Distanza che aumenta con l'assenza al confronto dei due attori principali. Il premier diserta il tavolo mandando avanti i ministri. Mentre il numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, (ufficialmente non ancora in carica) si affida al dg Marcella Panucci. All'incontro partecipano per l'esecutivo il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri e i ministri Catalfo e Stefano Patuanelli. In rappresentanza delle aziende, i rappresentanti di Confindustria, Confapi, Confimi, Confprofessioni. Ufficialmente l'assenza del capo del governo è motivata dal suo staff «con una serie di telefonate istituzionali, che si sono prolungate più del dovuto».

Ma sembra l'anticamera dello strappo. Prima del vertice, il premier - in un'intervista al Fatto Quotidiano lancia la sfida: «Se ci sono buone e concrete proposte ben vengano. Può inviarcene anche Bonomi, purché siano specifiche e concrete, sul sostegno alle imprese».

Appello raccolto: le proposte arrivano. Ma il governo scappa con il pallone. Giunge solo un deludente commento da parte del titolare dell'Economia, Gualtieri: «In modo costruttivo e collaborativo, nel rispetto dei ruoli, lavoriamo tutti insieme per far ripartire il prima possibile l'Italia». Dall'esecutivo fanno sapere che le proposte saranno esaminate. Nessun certezza sull'accoglimento delle misure da inserire nel decreto (55 miliardi) in via di approvazione.

L'elenco di Confindustria e Ance è lungo: no all'ipotesi di ridurre l'orario di lavoro a parità di salario, indennizzi (non prestiti) diretti per i mancati introiti. E poi: la sospensione dei pagamenti fiscali fino a fine anno e allungamento dei termini previsti per la restituzione dei prestiti garantiti alle imprese, attualmente previsti a sei anni. E alcune tasse, come l'Irap, vanno abbassate. Anticipi di liquidità, più autocertificazioni. Meno burocrazia. Gli industriali respingono aiuti a pioggia e incalzano il governo su un piano di lungo termine. C'è anche la richiesta di non considerare il Covid come un infortunio sul lavoro. Il governo batte in ritirata. Ma Confindustria non cede. «Il mondo delle imprese non rimarrà col cerino in mano», avverte il vicepresidente degli industriali Maurizio Stirpe.

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