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"Controllo 100mila voti. Ma con questa sinistra il rapporto può rompersi"

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, oggi festeggia 50 anni di carriera: "Dagli alleati continue dita negli occhi"

"Controllo 100mila voti. Ma con questa sinistra il rapporto può rompersi"
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Da ragazzo citava Antonio Gramsci. "Sì -racconta Clemente Mastella - mi ero laureato in filosofia a Napoli con una tesi su Gramsci e fra i giovani democristiani ero quello che invece di parlare di De Gasperi e Sturzo, chiamava in causa Gramsci. Del resto la Dc di allora non mi piaceva".

Per fortuna, perché poi lei ha battuto ogni record quanto a longevità nel Palazzo.

Mastella coglie al volo l'ironia della domanda e sfodera i suoi primati: "Nessuno come me. Parlamentare, ovvero deputato per trent'anni, poi senatore, consigliere regionale, eurodeputato. Sindaco di Ceppaloni, il mio paese, per 14 anni, perché mi mancava la dimensione territoriale e ora di Benevento. Ah, così per dire, ministro con Berlusconi e poi con Prodi. Ancora, sono stato direttore della Discussione, il foglio ufficiale della Dc fondato da De Gasperi. Nessuno ha mai fatto tanto. Sì, forse solo Casini è stato in Parlamento più di me, ma io ho ricoperto qualunque incarico le possa venire in mente".

Imbattibile, e infatti oggi festeggerà al Teatro Romano di Benevento i 50 anni in politica con una grande festa.

Da giovane però criticava la Dc.

"Eravamo un gruppo di ragazzi che vedevano nel partito solo istanze conservatrici. Noi invece volevamo cambiare".

Noi chi?

"Eravamo un manipolo di intellettuali, anzi di filosofi, fra cui Peppino Gargani, che è morto pochi giorni fa, Gerardo Bianco e altri. Eravamo cresciuti nell'Azione Cattolica e ci dedicavamo ai testi del Concilio. Insomma, scrissi a Ciriaco De Mita e lui venne a Benevento a trovarci, e così demmo vita a una componente della sinistra Dc, la Base. Minoranza che poi a Benevento sarebbe diventata maggioranza".

La prima campagna elettorale?

"In quel contesto. Era il 1976: mi candidai e portai a casa l'elezione a deputato con 64mila preferenze. Un botto".

Mastella, poi si è affezionato alla poltrona.

"Ma no, è che la gente è contenta della mia disponibilità, continua, giorno e notte, per affrontare i problemi. Io adesso che sono sindaco ho dato il mio cellulare a tutti i cittadini e chi vuole mi può telefonare".

E la chiamano?

"Certo".

Meglio la carriera da parlamentare o da primo cittadino?

"Allora, quando ho cominciato, tutti sapevano chi era il parlamentare di Benevento, come di qualunque altra città. Allora il deputato faceva eleggere il sindaco, oggi è esattamente il contrario. Il parlamentare conta poco e ha un profilo sbiadito".

Anche i partiti sono in crisi?

"Faticano, sono diventati grandi contenitori all'americana dove ognuno fa un po' quello che gli pare".

Un altro momento drammatico è stato il passaggio dalla Prima alla seconda repubblica. Cosa ricorda Clemente Mastella?

"Ricordo un clima di ipocrisia, paura, un fuggi fuggi generale".

Mastella, i pm si sono accaniti anche contro di lei.

"Certo, ero ministro della giustizia con Prodi. Nemmeno nel sogno più sognato avrei mai immaginato che un ragazzino partito da Ceppaloni potesse diventare Guardasigilli. E invece divento ministro e riesco, fra l'altro, a far approvare l'indulto, un'operazione politica di cui vado fiero ancora oggi".

Poi nel 2008 l'avviso di garanzia.

"Risultato: il governo cade. Nove anni dopo, la pm, una pm giovane che non c'entrava niente con l'inchiesta, viene da me prima dell'udienza e mi dice: Onorevole, chiederò la sua assoluzione. E io: No, no, lei rappresenta la Procura, chieda pure la mia condanna. Hanno assolto il sottoscritto e mia moglie Sandra, non c'era nulla di nulla".

L'anno prossimo tornerà a chiedere il voto degli italiani?

"Probabile. A Benevento città i Mastella, perché c'è anche mio figlio Pellegrino che manda avanti il marchio di famiglia, hanno preso alle ultime regionali il 28 per cento. Io controllo almeno centomila voti che potrebbero essere decisivi, con i due schieramenti quasi appaiati. Io con la mia formazione Noi di Centro sono più vicino al centrosinistra, nei miei intendimenti c'è una Margherita 2.0, però questi continuano a farmi la guerra, se va avanti così finisce che il metallo si rompe".

Che cosa è, un avvertimento?

"No, è che io non posso fare parte di uno schieramento in cui gli alleati mi mettono sempre le dita negli occhi".

Ma la legge elettorale?

"Facciamola. Sono d'accordo, seguendo il modello proporzionale ma con le preferenze. Come quelle che c'erano quando fui eletto la prima volta nel 1976".

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