C'è una regia ben precisa dietro gli scontri avvenuti a Bologna lunedì sera dopo la morte di Fakir Abderrahim con la Questura presa d'assalto, le bombe carta contro la polizia e una città messa a ferro e fuoco nel corso della notte. Non si tratta di episodi isolati né di singoli gruppetti di teppisti ma di realtà strutturate già note alle forze dell'ordine e legate all'area antagonista e alla galassia dei collettivi e dei centri sociali.
Bologna è una delle città d'Italia con la presenza più forte di gruppi legati all'estrema sinistra che negli ultimi anni si sono saldati ai mondi pro Pal e agli islamisti portando avanti occupazioni, manifestazioni violente, scontri con la polizia che hanno avuto l'apice in questi giorni. Le persone scese in piazza lunedì gravitano attorno a una galassia ben definita a cominciare dai centri sociali bolognesi. Il più noto è Làbas che si definisce "spazio sociale autogestito", attivo dal 2012 è già balzato agli onori delle cronache per i reati contestati ai propri militanti mentre l'altro centro sociale bolognese è il TPO nato nel 1995. Dai profili social dei due spazi occupati sono state rilanciate le immagini delle proteste girate direttamente dalla strada (a testimonianza della presenza dei propri militanti) con tanto di rivendicazione: "Continua la rabbia". "Le politiche di repressione, il razzismo istituzionale e l'abbandono sociale sono il volto del Paese che questo governo sta costruendo. Oggi Bologna ha scelto di rispedire tutto al mittente, con la rabbia e il dolore di chi non accetta l'ingiustizia" scrivono in un video in cui le immagini della piazza Nettuno al pomeriggio si uniscono con quelle dei disordini della sera e degli scontri della polizia.
A condividere le immagini, oltre Làbas e Top, sono la Rete nazionale A Pieno Regime nata per contrastare "l'offensiva autoritaria del governo Meloni" e i No Kings Italia, gruppo che riprende l'esperienza americana dei No Kings creati contro Donald Trump. C'è poi Luna Laboratorio universitario autogestione che rivendica sui propri canali social gesti illegali come la rottura dei lucchetti delle transenne per delimitare le piazze o l'imbrattamento di manifesti a Bologna. A questi gruppi si aggiungono i collettivi universitari rappresentati da Osa, Cambiare Rotta, Rete dei Comunisti. Proprio i collettivi ieri hanno gettato vernice rossa sull'asfalto definendola "Il sangue di militarizzazione, razzismo, remigrazione" e, rivendicando il gesto, hanno aggiunto: "Come George Floyd e gli omicidi dell'ICE negli USA, come Ramy, anche nella nostra città lo stato uccide. I giovani e gli studenti non ci stanno, abbiamo bloccato tutto per la Palestina, abbiamo sconfitto il governo al referendum, ora non staremo a guardare mentre il razzismo di stato ammazza i nostri fratelli e le nostre sorelle in un fermo di polizia". Non potevano mancare i mondi pro Pal rappresentati dai Giovani Palestinesi che, ancor prima di sapere l'esito dell'autopsia, scrivono "Fakir è stato ammazzato dalle forze dell'ordine. È stato ucciso dallo Stato".
La Rete Liberi/e di Lottare "contro stato di guerra e polizia!" nata per contrastare i decreti sicurezza
scrive nero su bianco "uniamo le lotte, non indietreggiamo dinanzi la repressione da stato di polizia. Insieme possiamo cambiare tutto quello che non va!" taggando nei propri post i referenti della Global Sumud Flotilla.
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