Deformati mille chilometri Oltre 50mila opere da salvare

Suolo alterato dalle scosse e beni culturali a rischio. Ma per ricostruire, l'edilizia antisismica cambierà i borghi

M igliaia di scosse, incessanti, che hanno deformato un territorio di oltre mille chilometri quadrati. Un'area immensa radicalmente trasformata dal sisma. Dal 24 agosto oltre le tre scosse che hanno sconquassato borghi e cittadine si sono susseguiti 18.000 eventi di magnitudo uguale o maggiore di tre. Le vittime del sisma sono state 298. Al momento gli assistiti dalla Protezione Civile sono oltre 26.000 e circa 200.000 gli immobili lesionati o inagibili. Sono 8.000 le persone complessivamente sistemate in alberghi mentre 900 sono in tenda. Cifre impressionanti che però non dicono tutto, non bastano a descrivere il dramma che hanno vissuto e continuano vivere le popolazioni colpite da un evento sismico che non dà tregue. Basti pensare che soltanto nel corso dell'altra notte nell'area tra Rieti, Perugia, Macerata e Ascoli Piceno sono state registrate 76 scosse e la più forte è arrivata ad una magnitudo di 3,2 con epicentro nella provincia di Macerata.

Ieri nei luoghi devastati dal terremoto si è recato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A Camerino ha incontrato il sindaco e i cittadini incoraggiandoli. Da Mattarella è arrivata anche una promessa: «Cercheremo di ricostruire come era prima». Un impegno che il Capo dello Stato ha sicuramente fatto in buona fede ma la verità è che nulla potrà ne dovrà essere come prima. La speranza è che si possa costruire meglio ed in modo più sicuro ma i tempi si prospettano lunghissimi e i costi astronomici. I tecnici, ingegneri ed architetti, sono molto cauti ma parlano di almeno dieci anni per la ricostruzione dei tanti piccoli e splendidi borghi colpiti dal terremoto.

Il presidente degli ingegneri di Ancona, Roberto Renzi, avverte che «non sarà facile ricomporre i vecchi borghi storici, né recuperare quel carattere storico-ambientale dei nostri paesi». Insomma per mettere in sicurezza gli edifici occorrerà costruire con criteri che difficilmente potranno conciliarsi con l'estetica dei vecchi borghi. «Dovremo ricostruire utilizzando l'edilizia anti-sismica che ha un aspetto molto diverso da quello al quale siamo abituati», spiega l'ingegnere che stima un costo tra i 5 e i 7 miliardi per la messa a norma soltanto delle zone più fragili dell'Appennino.

Nella zona di Rieti molti cittadini ancora dormono nelle macchine o nelle aree di accoglienza allestita dalla Protezione civile per la paura delle continue scosse. E nelle tante frazioni colpite c'è chi non vuole allontanarsi dal bestiame o semplicemente dalla propria terra come i residenti di Accumuli che si oppongono all'ordinanza di sgombero del comune. Ci sono 3.000 aziende agricole in ginocchio e 10.000 posti a rischio nell'agroalimentare. E gli abitanti che non vogliono allontanarsi ai quali il ministro dell'Interno Angelino Alfano promette i container entro Natale. Ci sono anche altri rischi per la popolazione segnalati dai biologi: contaminazione batterica della rete idro potabile e il rischio microbiologico nelle derrate alimentari.

E poi ci sono i danni all'inestimabile patrimonio artistico. Dalla Basilica di San Benedetto a Norcia si arriva anche a Roma dove la cupola del Borromini di Sant'Ivo alla Sapienza è stata lesionata. Sono oltre 5.000 le segnalazioni di danni al patrimonio artistico già girate al Ministero dei Beni Culturali che valuta i costi per gli interventi in almeno 3 miliardi per salvare 50.000 opere a rischio in quelle zone. Dopo le polemiche sul crollo della chiesa di Norcia che non era stata puntellata neppure dopo la forte scossa del 24 agosto soltanto ora il ministro del Mibact, Dario Franceschini, promette di «sveltire tutte le procedure» inserendo nel decreto legge annunciato dal governo «norme straordinarie per i beni culturali».

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