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Dieci anni di Brexit. "È costata il 6% del Pil". Londra vuole riavvicinarsi

Il primo ministro britannico Keir Starmer nel frattempo ha annunciato che il 22 luglio si terrà un secondo vertice Ue-Gran Bretagna, un mese dopo il decimo anniversario del referendum sulla Brexit

Dieci anni di Brexit. "È costata il 6% del Pil". Londra vuole riavvicinarsi
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Domani saranno dieci anni. Dieci anni di assenza del Regno Unito dall'Unione Europea. Dieci anni dal fatidico referendum promosso da Nigel Farage (nella foto) che, a sorpresa, decretò il divorzio fra Londra e Bruxelles. Il Paese era spaccato e lo è ancora, fra chi non tornerebbe mai indietro e chi spera che prima o poi il legame tornerà. Non solo per ragioni di cuore, ma anche per questioni economiche. Un'analisi di dati interni della Bank of England su decisioni e risultati finanziari di migliaia di aziende britanniche ha stimato infatti che l'addio di Londra all'Ue sia costato al Regno Unito, dal 2016, il 6% del Pil. Nello studio, realizzato da accademici di importanti università inglesi e americane oltre a due analisti economici, è stata ricostruita la traiettoria di crescita che il Paese avrebbe seguito senza l'uscita, confrontandola con l'andamento effettivo. Circa metà dell'impatto deriva dall'incertezza generata nel periodo immediatamente successivo al voto, la restante parte dall'innalzamento delle barriere commerciali seguito all'uscita di Londra dall'unione doganale e dal mercato unico nel 2021.

Uno degli autori della ricerca, il professore Nick Bloom della Stanford University, ha sottolineato che il Regno cresceva rapidamente negli anni precedenti alla Brexit e avrebbe potuto, almeno in parte, tenere il passo degli Usa in assenza del divorzio. Lo studio non può che favorire il riavvicinamento tra Londra e Bruxelles portato avanti dal governo laburista di Keir Starmer, fautore di un "reset" delle relazioni, ma contrario al reingresso nell'Unione e anche nel mercato unico. Anche se l'ex negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier, in un'intervista al Guardian ha affermato che sarebbe "perfettamente possibile" un rientro britannico nel blocco, mantenendo le vecchie clausole di esenzione, dette di "opt-out", concesse a Londra.

Il primo ministro britannico Keir Starmer nel frattempo ha annunciato che il 22 luglio si terrà un secondo vertice Ue-Gran Bretagna, un mese dopo il decimo anniversario del referendum sulla Brexit. Dopo aver incontrato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a margine del vertice del G7 a Evian, Starmer ha scritto su X di aver "concordato che terremo il secondo vertice Regno Unito-Ue il 22 luglio. Il mio governo laburista sta mantenendo la promessa di rilanciare le nostre relazioni e di mettere la Gran Bretagna al centro dell'Europa".

Il presidente del Consiglio europeo Costa ha aggiunto che "una stretta cooperazione tra Ue e Regno Unito è essenziale per la nostra sicurezza, resilienza e prosperità europea condivise". Ma a fine luglio Starmer potrebbe non essere più al suo posto.

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