Stop alla riforma dei medici di base. Il ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto) ritira il provvedimento, dopo il pressing di Forza Italia e della categoria dei medici di base. A quanto risulta al Giornale a imporre lo stop sarebbe stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che avrebbe manifestato al ministro forti perplessità sulla riforma.
Il testo e la sua urgenza nascevano dal fatto che a fine mese c'è l'appuntamento previsto dal Pnrr con l'apertura delle Case di comunità - maxi ambulatori sul territorio dove fare visite, esami e prevenzione per sfoltire un po' anche gli accessi ai pronto soccorso - e al di là dell'apertura delle strutture (il target minimo è 1.038) c'è il nodo di come farle funzionare e soprattutto con quale personale. Da Bruxelles sono arrivati i fondi: 2 miliardi di euro. Il ministro Schillaci e le Regioni nella loro ultima bozza di decreto avevano immaginato a fianco all'attuale convenzione - i medici di famiglia sono liberi professionisti, quindi autonomi nella gestione del loro lavoro anche se convenzionati con il Ssn - di aprire a un canale residuale che prevedesse l'assunzione come dipendenti di un contingente di dottori da far lavorare nelle Case di comunità più sguarnite dove si devono garantire aperture sette giorni su sette almeno 12 ore al giorno. Ma anche l'ultima ipotesi più soft sulla dipendenza ha scatenato la reazione dei medici di famiglia convinti che la convenzione sia l'unica strada, tanto che già si ipotizza di lavorare subito alla prossima (quella 2025-2027) dove inserire un "obbligo" orario di 6 ore a settimana da spendere nelle Case di comunità.
Lo stop scatena le ire dell'assessore alla sanità della Regione Lombardia Guido Bertolaso che minaccia le dimissioni. Pure la Lega si messa in coda alle proteste dei medici di base: "La Lega ha sempre espresso forti dubbi sulla riforma Schillaci delle cure primarie, impostata quasi esclusivamente sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull'obbligo di presenza nelle Case della Comunità. Da oltre due anni abbiamo depositato al Senato un disegno di legge concreto e pragmatico che punta a valorizzare le aggregazioni tra medici per offrire più servizi ai cittadini, ridurre drasticamente la burocrazia che grava sui professionisti e rafforzare l'assistenza territoriale di base, evitando così di intasare ulteriormente gli ospedali. Pronti a lavorare per vera riforma condivisa.
Crediamo che la salute dei cittadini si tuteli con soluzioni operative e di buonsenso, non con imposizioni ideologiche o modelli rigidi che rischiano di lasciare vuote le strutture finanziate dal Pnrr. La Lega è pronta a lavorare per una vera riforma condivisa che metta al centro medici e pazienti, non la sola ridefinizione del contratto di lavoro", spiega in una nota il dipartimento Sanità del Carroccio.