«Non resteremo a guardare». Giorgia Meloni preannuncia così l’intenzione di mettere mano al tema dei rincari. «Ovviamente comprendo la preoccupazione» dice a proposito di un rientro dalle vacanze con il rischio di ulteriori aumenti dei prezzi a causa guerre. «È anche la mia» assicura. «Finora il governo è sempre intervenuto tempestivamente per dare una mano». «Non siamo restati e non resteremo a guardare».
E vale anche come un bilancio. «Avrei potuto fare meglio? Certo. Ma avrei potuto fare di più?». «No. Ma penso che questo gli italiani lo vedano e mi pare che neppure i più critici possano accusarmi di essermi risparmiata». C’è un filo che lega i diversi temi affrontati da Giorgia Meloni nell’intervista a Chi: l’idea di un’Italia da difendere senza rinunciare a cambiarla. Dall’overtourism alla sicurezza, dal caro carburanti alla transizione ecologica, fino alle prossime elezioni, la premier rivendica il lavoro fatto e chiede agli italiani di giudicare «i risultati».
Il primo terreno è quello del turismo. «Il rischio è amare l’Italia fino a consumarla», osserva Meloni parlando di overtourism. Il problema, spiega, non è il turismo ma il modo in cui viene governato, evitando che le città d’arte diventino «scenografie senza più residenti». Sulla sicurezza Meloni chiude la porta alle indiscrezioni su un possibile ritorno di Matteo Salvini al Viminale. Il leader della Lega, dice, «sarebbe un ottimo ministro dell’Interno», ma oggi è impegnato alle Infrastrutture, incarico «molto complesso». Al Viminale Matteo Piantedosi «sta dando il massimo» su sicurezza e immigrazione, settori nei quali «non c’è giorno in cui si possa abbassare la guardia».
La premier rivendica il calo degli sbarchi e di omicidi, furti, rapine e femminicidi, oltre al rafforzamento dei presidi sul territorio. Il principio di fondo è netto: «Non si è realmente liberi se non si è sicuri a casa propria o nella propria città». Nell’intervista trova spazio anche Roberto Vannacci, che per Meloni non è «né un problema, né una risorsa». Non un problema perché «la democrazia» non può esserlo; non una risorsa perché quanto visto finora sarebbe «un’operazione costruita per favorire la sinistra».
Anche sul clima la linea è pragmatica. «Che il clima stia cambiando lo vediamo tutti, basta guardare le nostre estati», riconosce Meloni, ma contesta un ambientalismo che rischia di diventare «un insieme di divieti e sacrifici» per chi fatica ad arrivare a fine mese. La strada è quella degli investimenti in tecnologia, prevenzione del dissesto, acqua ed energia pulita.
Sul caro carburanti Meloni assicura che il governo è intervenuto «tempestivamente», Ma se la situazione dovesse durare o peggiorare, si valuteranno nuove soluzioni.
