Ecco la rieducazione dei bulli: in nave agli ordini della Marina

Diciotto ragazzi violenti staranno cinque giorni sulla «Nave Italia». Per imparare le regole della convivenza

Ecco la rieducazione dei bulli: in nave agli ordini della Marina

Venezia In mare con la Marina Militare. Così si rieducano i bulli. È il progetto «A scuola di legame sociale Wake Up» che mira ad aiutare i ragazzi delle scuole secondarie, adolescenti e preadolescenti. E così per diciotto ragazzi veneti, tra bulli e vandali, la vacanza quest'anno si preannuncia entusiasmante: cinque giorni di navigazione tra le insidie e le bellezze del mare per imparare le dure regole che le onde e le maree comportano e poi per fare di questa esperienza un tesoro e applicarla alla vita terrena. Magari non spingendo i compagni a terra, non esercitando poteri o violenze, e imparando soprattutto che in mare l'unione e la solidarietà molte volte salvano la vita.

E così, si parte. Partenza il 25 giugno da La Spezia e poi via fino al 29, tra la Liguria e la Sardegna «per imparare la vita di mare, fare gruppo e crescere in un'esperienza unica». Una sorta di campus estivo, a bordo del brigantino Nave Italia, condotto da un equipaggio della Marina Militare. I ragazzi che navigheranno insieme non si conoscono, si conosceranno il 18 maggio prossimo a Padova. Durante la navigazione diventeranno a tutti gli effetti parte dell'equipaggio della Nave Italia e si cimenteranno in tutte le attività che riguardano la cura della nave e il suo peregrinare. Il progetto più ampio, dal nome Wake Up è promosso dai centri Servizio volontariato di Padova, Rovigo, Venezia, Treviso, Vicenza, Verona con il patrocinio della Regione Veneto; e «intende risvegliare nei giovani d'oggi la coscienza delle proprie azioni, la capacità di riflettere e apprendere ciò che si vive, la disponibilità al confronto e al cambiamento, il gusto del desiderio».

Il desiderio appunto, questa parola così sconosciuta per l'amicizia, per il lavoro, per la compagnia, per gli interessi ma così sentita per tutto quello che riguarda l'arbitrio, gli smartphone, i social, i telefonini e la vita virtuale. E così «in quelle classi dove si sono verificati comportamenti scorretti tenuti dall'intero gruppo di classe o dove manca la coesione tra gli studenti dicono gli organizzatori del progetto - interveniamo per lavorare sull'identità del gruppo facendo fare un'esperienza di conoscenza del mondo dell'associazionismo». Un'azione riparatoria e preventiva per fare in modo che certe condotte negative non accadano più. I diciotto ragazzi infatti sono stati selezionati in base alla partecipazione al progetto «Sì, possiamo cambiare» del centro Servizio per il Volontariato provinciale di Padova, con il presidente Emanuele Alecci.

Un progetto che consente di commutare le ore di sospensione in attività di volontariato. Per il campus in nave invece si è data la priorità a coloro che sono stati segnalati da una scuola o da un'altra istituzione in quanto a rischio emarginazione economico sociale. «Abbiamo partecipato al bando della fondazione Tender To Nave Italia spiega al Giornale, Mario Polisciano psicologo del centro abbiamo fatto altri campus in montagna, ma in mare è la prima volta. L' obiettivo è quello di far vivere esperienze brevi e concrete a questi ragazzi, lontane dalla passività che questi ragazzi hanno, dalla tecnologia, lontani dai genitori. Le attività avranno come filo conduttore la coscienza civica, di modo che possa far venire voglia di dedicarsi prima a se stessi e poi anche agli altri. L'obiettivo è di recuperarli, non abbandonarli». Il progetto si inserisce nel programma di eventi per Padova Capitale europea del Volontariato, evento in programma per il 2020.

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