Il quadro all'interno del quale giudicare l'operazione Epic Fury è costituito dalla National Security Strategy 2025 (NSS), dalla National Defense Strategy 2026 (Nds) e, più in generale, dalla visione America First. Ne consegue che la conformità al diritto internazionale, il consenso degli alleati, il multilateralismo e lo stato dell'economia globale non costituiscono parametri validi per valutarne il successo. Il criterio fondamentale è costituito dal grado in cui l'azione ha rafforzato gli obiettivi indicati in questi documenti.
Sotto questo profilo, Epic Fury si dimostra coerente perché ha prodotto una drastica riduzione delle capacità militari, missilistiche e nucleari iraniane. Ridimensionando la minaccia di Teheran, l'operazione ha limitato la sua capacità di colpire gli interessi americani e di esercitare influenza regionale.
Un secondo risultato riguarda la deterrenza. L'impiego di una forza massiccia ha dimostrato che Washington possiede la capacità e la volontà politica di colpire rapidamente e in profondità un avversario. La credibilità della minaccia americana ne esce rafforzata, costringendo l'Iran e gli altri competitori strategici a riconsiderare i propri calcoli.
L'operazione ha inoltre preservato la posizione dominante degli Stati Uniti. Nella prospettiva della Nds, l'obiettivo non consiste nell'esportare modelli politici, ma nell'impedire che potenze revisioniste contestino la superiorità americana. L'indebolimento di un attore chiave in Medioriente rappresenta quindi un successo strategico di rilievo.
Particolarmente significativo è poi l'effetto sulla competizione con la Cina, considerata la principale sfida del XXI secolo. La riduzione della minaccia iraniana consente agli Stati Uniti di disimpegnare risorse dal Medioriente per concentrare uomini, mezzi e capacità strategiche nel prioritario teatro Indo-Pacifico.
Anche il blocco dello Stretto di Hormuz va interpretato in tale chiave. I dati indicano che lo choc energetico ha colpito le economie asiatiche importatrici (in primis la Cina) molto più degli Stati Uniti, forti di una massiccia produzione domestica. Nella logica America First, il blocco si traduce così in uno strumento di pressione asimmetrica sul principale rivale globale.
Inoltre, l'approccio dottrinale dell'amministrazione Trump non rifiuta l'uso della forza, ma rifiuta le guerre indefinite. Epic Fury ha perseguito obiettivi limitati e concreti senza richiedere l'occupazione del territorio e il nation-building, evitando gli errori strategici commessi in Iraq e Afghanistan.
Vi è infine un valore fondante per l'America First: l'operazione è stata condotta in totale autonomia decisionale, senza subordinare le scelte di Washington al consenso europeo oppure a legittimazioni multilaterali.
L'insieme di questi elementi dimostra
come Epic Fury ha tradotto in realtà le linee programmatiche della NSS e della NDS, convalidando l'efficacia pratica della dottrina America First e ribadendo la libertà d'azione e la superiorità strategica degli Stati Uniti.