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Già smaltita l'ubriacatura da referendum

La cancellazione della seconda data del "Primarie tour" del centrosinistra in programma a Padova arriva dopo il disastro della contestazione di Napoli e ha il sapore amaro della delusione dopo l'ubriacatura di speranze post-referendum

Già smaltita l'ubriacatura da referendum
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"Rinvio a data da destinarsi" è una frase che infonde mestizia, come leggere sulle saracinesche arrugginite di un negozio "prossima riapertura" o come sentirsi dire cordialmente "a presto" e non rivedersi mai. Una pietosa bugia che nasconde un impietoso fallimento, un finto arrivederci di cortesia. La cancellazione della seconda data del "Primarie tour" del centrosinistra in programma a Padova arriva dopo il disastro della contestazione di Napoli e ha il sapore amaro della delusione dopo l'ubriacatura di speranze post-referendum: un Unicum letale dopo i garruli spritz. Sembrano di ieri le profezie di caduta ineluttabile del governo Meloni, gli avvisi di sfratto, Schlein e Conte che già ordinavano ciascuno i propri pezzi di mobilio per Palazzo Chigi. Le urne a marzo avevano parlato chiaro, l'Italia aveva archiviato la maggioranza Giorgia, il passaggio di consegne era fatale quasi come la vittoria del Pds "gioiosa macchina da guerra" alle elezioni del 1994. E invece poco più di tre mesi dopo i leader si ritrovano con in mano solo un book di fotografie di gruppo - al bar o su un palco - e piazze vuote, che va bene il campo largo, ma quando non viene nessuno ad ascoltarti e quei pochi che vengono sono di Potere al popolo e ti fischiano, anche un pianerottolo sembra sconfinato. È il conto spietato e inevitabile della realtà, quella che batte cassa quando le cambiali di ottimismo sono state avventate. Perché un Vannacci non fa primavera e un tweet non fa coalizione, e ci vuol ben altro per convincere la base di essere un'alternativa solida e credibile. C'è tempo prima delle Politiche, il vento - come amano dire Elly, Renzi e soci - è cambiato o cambierà, è sicuro.

Futuro nazionale divorerà il centrodestra, la concordia splenderà sui campi elisi e larghi e arriverà il tempo della sinistra a Palazzo Chigi. È un finale scritto. Intanto, però, sembra complicato perfino riempire una piazza. I sogni di gloria sono solo rinviati, a data ovviamente da destinarsi.

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