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Cronaca giudiziaria

“Rischio il licenziamento”. Ranucci non risponde e sfida i “mandanti”

Il conduttore di Report evoca procedimenti disciplinari e codice etico, ma trova il modo di lanciare un avvertimento a chi ha scritto sul suo conto

Il silenzio di Sigfrido Ranucci è sempre molto rumoroso. Il conduttore di Report, intervenuto a Fiera di Primiero, in Trentino, per presentare il suo libro “Diario di un trapezista”, ha spiegato di non poter rispondere alle domande dei giornalisti. Non per una scelta personale, naturalmente, ma per colpa della Rai.

“Questa mattina la Rai mi ha ricordato che per ogni dichiarazione devo chiedere l’autorizzazione, sennò si riapre il codice etico, l’audit, un altro codice etico, un altro procedimento disciplinare”, ha dichiarato prima dell’inizio dell’incontro. Poi l’avvertimento: “Al terzo provvedimento disciplinare c’è il licenziamento”.

Insomma, Ranucci non parla. Però spiega diffusamente perché non può parlare, evoca audit, codici etici, procedimenti e perfino lo spettro del licenziamento. Un modo piuttosto efficace per presentarsi ancora una volta come il giornalista sotto assedio, imbavagliato dall’azienda per la quale lavora. Il tutto davanti ai cronisti e durante la promozione di un libro. Anche il silenzio, se ben amministrato, può diventare uno spettacolo.

Sul merito dell’inchiesta che lo riguarda, il conduttore si è trincerato dietro il rispetto per la magistratura: “Non posso rispondere, dell’inchiesta non parlo per rispetto dei magistrati”. Una cautela impeccabile, almeno fino a quando la conversazione non è scivolata sulla querela a Clementina Forleo. In quel caso il volto di Report ha ritrovato qualche parola: “Non gliela faccio perché ha detto correttamente che ha ripreso notizie fatte dal Foglio e da Sottile, quindi ha tracciato i mandanti, diciamo così. E quindi adesso sposteremo l’attenzione. Loro per scrivere quelle cose sicuramente hanno le prove”.

Altro che silenzio. Nel giro di poche frasi compaiono i “mandanti”, l’annuncio di uno spostamento dell’attenzione e una sfida nemmeno troppo velata a chi ha pubblicato le notizie. Ranucci non risponde alle domande, ma indica già i prossimi bersagli.

È il consueto metodo: quando Report pone le domande, gli altri devono rispondere. Quando le domande riguardano il suo conduttore, entrano in scena il codice etico, i magistrati, viale Mazzini e i presunti “mandanti”. Con un paradosso finale: Ranucci sostiene di non poter dire niente, ma riesce ugualmente a dire tutto ciò che gli serve.

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