- “La cosa che mi dà più forza è l’affetto della gente — dice Ranucci —. Sto subendo un attacco vergognoso dai mezzi di informazione. Questa è la vera vergogna del Paese”. Adesso, Sigfrì, anche meno. Cioè, non è che se attaccano te il Paese va in malora. Pensare che ciò che ci riguarda sia “la vergogna” di una nazione intera mi sembra un tantino da egocentrici. Se mi è permesso.
- Ranucci dice: “Se il problema è la mia amicizia con Lavitola, c’è chi è amico di Luigi Ciavardini”. Ovviamente lui non lo dice, ma Repubblica sì: “il riferimento è a una polemica su Chiara Colosimo, la presidente della commissione Antimafia”. Piccolo problema: lei ha sempre negato il rapporto di amicizia, ma lui insiste. Ah, il giornalista che deve dare conto delle smentite e delle rettifiche…
- L’intervista o il colloquio rilasciato da Ranucci a Repubblica merita davvero un’attenta analisi. Perché credo che Sigfrido abbia una considerazione di sé e una capacità immaginativa fuori dal comune. J.K. Rowling scansate. Dice: “Un mandante sopra Valter Lavitola? Mettete in fila tutti i nomi e capite chi è, o meglio chi sono. C’è una chiara regia nella manovra della comunicazione successiva alla bomba contro di me: un piano globale, con noti terminal interni nell’informazione controllata dalla destra italiana. L’obiettivo è la delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti, per arrivare a una democrazia della sorveglianza fondata sull’allarme sociale: disegno trumpiano, che però guarda caso riprende il piano di Licio Gelli e della P2”. Cioè: un suo amico gli piazza una bomba sotto casa per aumentargli la scorta (sostiene lui) o per candidarlo in politica (ribatte la Procura), ma il problema sarebbe il “piano globale” (quali prove ha?) per delegittimare il “giornalismo indipendente”. Che poi, Sigfrì: come lo definisci “indipendente”? Da chi ti paga? Allora tu sei “dipendente” dalla Rai, controllata dalla politica, come io lo sono da chi è titolare di questo giornale. Non è che se uno scrive per un quotidiano che a te non piace diventa automaticamente poco indipendente. Ognuno ha le proprie convinzioni e le mette al servizio di chi meglio crede.
- Ma poi, signori: Licio Gelli. Ancora Licio Gelli. Ma secondo voi, anche se ci fosse davvero una regia dietro questa storia, davvero pensate che l’idea di fondo sarebbe mettere in atto un disegno trumpiano simile a quello della P2? Dai, sono ossessionati. Questi vedono servizi segreti e misteri ovunque. Pure dove non ci sono.
- Ranucci sostiene che Lavitola sia ormai un capitolo superato e che vada “inquadrato in un caso psichiatrico”. Ecco: forse poteva inquadrarcelo prima di diventarci così amico. Perché Lavitola è Lavitola da ben prima di conoscere Sigfrido, ma lui non ne ha tenuto conto. E questo, per un conduttore Rai, conta eccome.
- “Il punto — dice Ranucci — è piuttosto fare attenzione alle manovre attorno a lui, anche in giornali autorevoli. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, vedo interessi personali e commerciali decisi a demolire Report: in particolare emerge il riaffacciarsi di una galassia politica fascista, mobilitata per soffocare la democrazia in Italia e in Europa”. E qui siamo alla fantascienza. Secondo Ranuici bisogna infatti salvare la democrazia e la Ue che sono “sotto attacco della galassia Trump, da Musk a Bezos, da Bannon a Peter Thiel di Palantir, da piattaforme come Esperia e dai social manovrati dalla destra Usa e dal potere di Netanyahu, adottati dalla destra italiana e da chi gestisce i social di Palazzo Chigi: ormai tecnologicamente padroni del nostro destino”. Ce li ha messi tutti. Ha unito puntini inesistenti. Ha mescolato tutto in un gran calderone. E qualcuno gli crede pure. Se questo è il top del nostro giornalismo d’inchiesta: andiamo bene…
- Gabanelli conferma che la Rai le ha chiesto di tornare a Report. Il che sarebbe il suicidio del centrodestra, mi sia permesso: non è che sotto la sua conduzione fosse la migliore e più accurata delle trasmissioni del mondo. Però oh, se proprio non trovate nessuno…
- Non si tratta di autoproduzione di questo Giornale, ma il racconto di Vittorio Feltri su Varenne oggi valeva il prezzo del quotidiano. Da solo.
- Feltri conferma ciò che abbiamo scritto ieri in questa rubrica: Varenne era immenso perché la sua storia la conoscono “persino quelli che non distinguono un trotto da un galoppo”.
- Siamo un Paese destinato a morire. Sia chiaro: tengo al mio lavoro e se un bel giorno venissi licenziato, quale che fosse il motivo, mi roderebbe e non poco. Forse mi arrabbierei pure. Però so mettermi nei panni di un imprenditore, il quale deve poter scegliere i propri collaboratori, soprattutto quando questi non performano come vorrebbe o quando commettono qualche casino. Parliamo di Ranucci. Pare che la Rai abbia deciso di sospenderlo dalla conduzione di Report, solo che non sa come fare. Per le regole interne, sarebbe costretta a trovargli un lavoro adeguato al suo livello professionale, altrimenti il rischio è che un giudice (in caso di ricorso) lo rimetta al suo posto. Tipo Santoro. E visto che solo pochi mesi fa il nostro Sigfrido si prese l’applauso dell’Anm, non è mica da escludere che possa trovare un giudice a Berlino.
- Ma vi pare normale, dico io? Vi pare normale che un’azienda, che si ritrova un conduttore amico del mandante della bomba di cui è vittima, che minaccia di chiedere grossi risarcimenti, che gira a faccendieri vari mail interne, che ha preso due bidoni grandi come una casa in pochi mesi (vedi la pista della camorra sull’ordigno e la presenza di Nordio da Cipriani), non possa metterlo in panchina, anche a parità di stipendio?
- Da domani sono in ferie. Una ventina di giorni. Quindi, cari lettori, perdonatemi ma ci vediamo a settembre. Non affezionatevi a un’altra rubrica nel frattempo, sennò mi arrabbio.

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