Che aria tira alla Lega tra gli assalti mediatico-parlamentari di Vannacci e i sondaggi che mettono allo stesso piano Carroccio e Futuro nazionale? Di sicuro è il momento di segnali forti, sia alla dirigenza che ai militanti.
Sono le 19.49 di ieri sera quando le agenzie battono con due stellette una dichiarazione di Giancarlo Giorgetti (foto). Che non parla di accise e tasse, ma del partito. Ed ecco la laconica dichiarazione del ministro dell'Economia che in via Bellerio viene registrata come importante: "Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa e ora sta ascoltando tutti poi deciderà lui cosa fare...".
Poche parole che suonano come un blindatura totale del segretario nel passaggio di un guado insidioso. "È come lo zio saggio che scende in campo con tutto il suo peso e la sua autorevolezza" spiegano nell'entourage con una semplice metafora.
"Be', era la cosa migliore da fare" commenta un dirigente di peso, uno dei commensali della cena di lunedì sera a Milano con i massimi vertici leghisti, a partire dagli stessi Salvini e Giorgetti. È quindi toccato al superministro trarre le conclusione con un messaggio rivolto alle varie anime del partito, sempre più irrequiete con l'avvicinarsi delle elezioni politiche. Un po' come dire: basta con le indiscrezioni su vicesegretari unici o plurimi, il ruolo dei governatori, il rilancio di Zaia, chi sale e chi scende. Un modo, l'intervento di Giorgetti, per allentare la pressione sul leader Salvini, ormai chiamato ogni giorno a definire organigrammi prossimi e futuri.
Certo che Vannacci resta una questione aperta, anche se il presidente della Lombardia Attilio Fontana è stato il primo a precisare che "i sondaggi lasciano il tempo che trovano". Al governatore, da vecchio liberale, non sono mai piaciuti i metodi spicci da caserma del generale mandato dalla Lega al Parlamento europeo prima della clamorosa uscita. "I suoi valori sono incompatibili con il nostro movimento" ha ribadito ancora una volta.
La palla ritorna in mano a Salvini dopo l'assist di Giorgetti,
sempre felpato e prudente. Al punto di non evocare la questione Viminale, il ministero dell'Interno guidato da Matteo Piantedosi che i dirigenti leghisti vorrebbero riaffidato al loro Capitano. Un sogno di inizio estate.