Ci aveva provato di nuovo, ma per la seconda volta la Cassazione non ha accolto il ricorso per Mohammad Hannoun, considerato l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia. Un ricorso presentato insieme a quello di Raed Dawoud, il responsabile della filiale milanese della Abspp. Quest’ultima è l’associazione attraverso cui gli indagati al centro dell’inchiesta della Procura di Genova (quattro quelli in carcere in custodia cautelare dal 27 dicembre 2025, molti altri invece sono ancora a piede libero) avrebbero veicolato oltre 18 milioni di euro nelle tasche dei terroristi, raccogliendoli con la scusa della finta beneficenza. Anche Yaser Elasaly (l’altro volto a capo del territorio lombardo) e lo «sceicco» Riyad Albustanji si trovano ancora in regime di alta sicurezza: il pm Luca Monteverde e l’ha aggiunto Marco Zocco, insieme al Procuratore Nicola Piacente, hanno l’obiettivo di arrivare al rinvio a giudizio dei quattro detenuti entro la fine di dicembre. «In qualità di affiliati (di Hamas ndr), si occupavano in Italia, nel corso degli anni, della raccolta della somma complessiva di 18 milioni di euro che entrava in tal modo nella materiale disponibilità dell’organizzazione terroristica contribuendo al suo finanziamento», scrive la Procura di Genova nell’Acip, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Denaro che poi veniva concretamente utilizzato inviandolo direttamente o indirettamente a esponenti di Hamas, operanti all’estero.
Oltre che ad Hannoun la Procura di Genova ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ad Albustanji, Elasaly, Dawoud, ma anche a Abu Rawwa e Abu Deiah. Ma in un procedimento connesso sono al vaglio degli inquirenti le posizioni della galassia che orbita attorno ad Hannoun e che ha certamente contribuito secondo l’accusa a portare a termine il disegno in favore dei terroristi. Non c’è, quindi, nessuna posizione che è stata archiviata da parte degli inquirenti, che hanno invece intenzione di far luce su ogni esponente delle varie associazioni fintamente benefiche. La decisione della Cassazione dimostra come, ancora una volta, il lavoro della Procura, dell’antiterrorismo e della Guardia di Finanza, sia stato capillare e che i famosi documenti israeliani non abbiano in alcun modo intaccato un impianto accusatorio solido e strutturato. Nonostante tutto c’è chi scenderà oggi in piazza nel corteo che la sua associazione (l’Api) promuove con i Gpi che inneggiano al 7 ottobre. Si tratta del Movimento 5 Stelle di Milano e Sesto San Giovanni e di Avs Milano. Le sezioni lombarde di due partiti dell’opposizione sfileranno al grido di «Ora e sempre resistenza».
