Le norme contro gli scafisti contenute nel decreto Cutro, uno dei provvedimenti simbolo del governo arrivato dopo il tragico naufragio del febbraio 2023 quando morirono 94 persone a pochi metri dalle coste ioniche, sono severe ma non sproporzionate. E sono legittime.
La Corte Costituzionale ha respinto le eccezioni di sollevate da un giudice del tribunale di Siracusa, che in un procedimento penale per una traversata in cui tre migranti sono morti e altri dieci sono rimasti feriti, ha interrogato la Consulta sul profilo troppo punitivo delle modifiche introdotte con il decreto per colpire i casi più gravi di traffico di migranti. Il giudice aveva messo in dubbio la proporzionalità dell'articolo 12-bis, che prevede la reclusione da 20 a 30 anni per gli scafisti che - oltre a favorire l'immigrazione irregolare - provocano, anche come conseguenza non voluta, la morte di più persone o di una persona con il ferimento grave di altre. Per il magistrato siciliano la punizione sarebbe sproporzionata rispetto ad altri reati come l'omicidio volontario. La Consulta non ha negato la durezza della disciplina: nella sentenza parla di una "risposta punitiva improntata a eccezionale asprezza", ma che non supera il limite della "manifesta sproporzione" richiesto per dichiarare l'illegittimità costituzionale. Le pene sono gravi quando i migranti vengono esposti al concreto pericolo per la vita o per l'incolumità, a trattamenti inumani o degradanti, da cui poi derivino morti o lesioni gravi. La vita e l'integrità fisica delle persone trasportate per i giudici giustificano le sanzioni particolarmente rigorose, "coerenti con il disvalore di fatti che mettono a repentaglio la vita di numerosi migranti nel contesto delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani". Sulla figura del cosiddetto "migrante-scafista", cioè colui che pur non appartenendo alle reti di trafficanti viene spesso costretto con la forza a condurre l'imbarcazione, e dunque non ha alcuna responsabilità, la Corte ricorda che l'ordinamento già dispone di strumenti idonei a evitare le pene più severe. Nel caso in cui venga obbligato con violenza o minacce, vale la causa di giustificazione dello stato di necessità, oltre alle attenuanti già previste. Quanto al confronto con le pene previste per l'omicidio volontario, evocato dal giudice di Siracusa, la Corte sottolinea che il paragone non è corretto, perché eventualmente, dovrebbe essere fatto con l'omicidio volontario plurimo. "La Corte ha giudicato il decreto Cutro severo ma legittimo - commenta Nicola Procaccini, europarlamentare di Fdi e co-presidente del Gruppo dei conservatori - Il solito magistrato aveva provato a disapplicarlo eccependone l'illegittimità costituzionale. È andata male a lui e agli scafisti che forse si decideranno finalmente a cambiare lavoro".
Per la deputata della Lega Simonetta Matone, ex magistrato, "la sentenza è molto chiara: inasprire le pene nei confronti dei trafficanti di esseri umani, come ha fatto questo Governo nel momento in cui si è insediato, è stato giusto".