I Dem: "Impeachment ora". Biden non ne vuole sapere

La Pelosi e gli altri eletti spingono per la cacciata Pence è scettico sull'uso del 25° emendamento

I Dem: "Impeachment ora". Biden non ne vuole sapere

A undici giorni dall'insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, con l'America ancora sotto choc per l'incredibile assalto al Congresso da parte dei seguaci più fanatici del presidente uscente, i vertici del partito democratico premono per la cacciata di Donald Trump. Ma incontrano proprio in Biden, che fin dalla campagna elettorale aveva promesso di essere il garante dell'unità nazionale, un deciso freno: il presidente eletto teme, fondatamente, che l'espulsione dalla Casa Bianca trasformi agli occhi di milioni di americani Trump in un martire, con possibili pericolose ricadute per la stabilità politica e l'ordine pubblico.

La speaker della Camera Nancy Pelosi e il prossimo leader dei democratici al Senato Chuck Schumer insistono però per una mossa radicale nei confronti di Trump, che avrebbe un valore politico di duplice natura. La prima è soprattutto simbolica: non importa se il presidente verrebbe messo alla porta anche un'ora prima della scadenza del suo mandato, ciò che conta è che resti agli atti che il Commander in chief traditore della Costituzione è stato punito. La seconda è più concreta: se Trump subisse un impeachment, infatti, esso avrebbe anche l'effetto di impedirgli di ricandidarsi alla Casa Bianca, risolvendo così il nodo della sua ombra nefasta incombente sul futuro della politica americana. Per questa ragione i democratici non si preoccupano della durata della procedura di impeachment, che potrebbe concludersi anche un mese dopo la fine del mandato di Trump: bloccare la sua carriera politica avrebbe per loro importanza prioritaria.

Ieri i leader del partito di Biden si accapigliavano su quale fosse la modalità preferibile per cacciare Trump dalla Casa Bianca. L'alternativa è tra l'applicazione del 25° emendamento della Costituzione e la classica procedura di impeachment (che tra l'altro verrebbe avviata per la seconda volta contro Trump, dopo quella abortita sul caso Ucraina). La prima ipotesi punta alla destituzione del presidente in carica per inadeguatezza al ruolo, e prevederebbe l'iniziativa del vicepresidente Michael Pence, il quale dovrebbe poi prendere il suo posto per pochi giorni fino al 20 gennaio. La norma, mai applicata nella storia americana, prevede che la proposta del Numero Due venga approvata da otto ministri del governo. Per due ragioni, però, questa via sembra impraticabile: non solo quei ministri disponibili non ci sono, dato che quelli più critici verso Trump come Elaine Chao e Betsy DeVos hanno scelto di dimettersi, ma lo stesso Pence è contrario. E non tanto per una fedeltà ormai venuta meno, ma perché il vicepresidente sembra ritenere inopportuno creare una situazione in cui ci potrebbero essere contemporaneamente due pretendenti alla Casa Bianca.

L'ipotesi dell'impeachment, come si è detto, vede determinatissimi Nancy Pelosi e Schumer, che spingono per un avvio della procedura il più rapido possibile, ma fermamente contrario Biden. Il presidente eletto intende preservare la sua immagine di uomo della concordia nazionale e sembra volersi limitare a condannare fermamente l'operato di Trump senza farlo mettere sotto accusa. Esiste in teoria una terza ipotesi, caldeggiata dal Wall Street Journal: quella che Trump si dimetta in buon ordine risparmiando al Paese tensioni inutili, ma non pare adatta al personaggio che ha già smentito con il suo cerchio magico. Tornando alla rottura tra Pence e Trump, è ormai definitiva: il presidente e il suo vice ormai non più disposto a ubbidirgli in tutto avrebbero litigato pesantemente e Trump sarebbe arrivato a gridargli: «Non voglio essere tuo amico, voglio che tu sia il vicepresidente!».

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