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I pm smontano la causa benefica. I soldi? Ai figli dei terroristi

L'intercettazione sul flusso di denaro: "Questo file ci costa 25 anni di carcere"

I pm smontano la causa benefica. I soldi? Ai figli dei terroristi
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I bambini palestinesi evidentemente non li immaginiamo tutti nello stesso modo. O meglio, noi che pensiamo a chi a Gaza sta soffrendo in modo incolpevole, non li immaginiamo certo nello stesso modo di Mohammad Hannoun. Lui, che grazie alla cosiddetta causa palestinese è riuscito ad avere un nome e una fama, ha avuto la straordinaria abilità di promuovere le campagne dal nome "Progetto pasti caldi" o "pacchi viveri" che però, secondo la dettagliata documentazione fornita dall'accusa, sarebbero stati destinati a ben 21 orfani degli "shahid", ovvero i figli di 9 "martiri di guerra", che sarebbero i soldati delle Brigate Al Quassam, l'ala militare di Hamas. Si tratta di materiale rinvenuto dall'analisi di alcuni dei device che sono stati sequestrati, in cui veniva registrata, in apposite cartelle, anche la contabilità dell'associazione.

E, proprio per questo, evidentemente hanno cercato di cancellare le tracce. Potevano non sapere? No, altrimenti non si sarebbero confrontati e preoccupati a più riprese per certi contenuti.

È Raed Dawoud che, durante una conversazione con Elasaly (sono loro due i principali gestori della sede milanese), affronta il problema che nascerebbe qualora le forze dell'ordine sequestrassero i loro telefoni. Per questo emerge la volontà degli indagati di cancellare i dati ritenuti pericolosi ed eventualmente formattare i dispositivi.

Per questo Dawoud, in riferimento ai conteggi che riguardano Osama Alisawi dice: "Questo è il file più pericoloso che c'è! Perché questo è quello che viene da là sotto... questo ci porterà... a 25 anni di carcere".

Avevano un file su excel denominato "martiri 2021", e i nomi sono stati rinvenuti sullo stesso sito delle Brigate, dove sono indicati i dati identificativi e la data del decesso.

Ma c'è di più, perché una cartella era denominata "Usama 2025", in riferimento al volto di Hamas Osama Alisawi, e si tratta di una rendicontazione, costantemente aggiornata, del denaro inviato dall'Abspp e ricevuto da lui che rendiconta l'importo in dollari o in moneta locale. Il meccanismo era il seguente: la Abspp emetteva un documento in cui attestava il successivo invio di denaro da destinare alla charity di riferimento per finanziare gli orfani "individuati".

Poi Osama Alisawi rendicontava sul file di excel, salvato sul server con il nome "Osama 2025", quanto ricevuto dall'Abspp, riportando il nome della charity destinataria e a quel punto la charity attestava la ricezione dell'importo inviato dall'Abspp emettendo una sorta di ricevuta.

Oltre al giro di denaro, gli investigatori sono stati in grado di ricostruire un altro aspetto affatto secondario: hanno delineato, partendo dagli anni 2000, anche le consolidate relazioni di Hannoun anche al di fuori dell'Italia. Come scrive la giudice "le indagini effettuate comprovano l'esistenza di una rete di relazioni che unisce Hannoun e la Abspp ad altri soggetti che operano all'interno delle organizzazioni impegnate nell'attività pro Palestina all'estero".

Hannoun nel 2003 aveva rapporti diretti con persone in Germania, dove operava allora la fondazione Al Aqsa di Aachen, dichiarata illecita al 5 agosto 2002 con decreto del ministro dell'interno tedesco per i rapporti con Hamas per il finanziamento a famiglie di terroristi che avevano compiuto attentati suicidi. Hannoun aveva intrattenuto rapporti con esponenti dell'associazione proprio a seguito del provvedimento delle autorità tedesche, come emerge da più conversazioni.

Così come conoscenze già dal 2001 con il referente austriaco, con esponenti olandesi, con il Belgio piuttosto che la Francia.

Si evidenzia, infatti, che le indagini attuali hanno permesso di comprovare i rapporti consolidati tra lui e i suoi più stretti collaboratori in Italia e soggetti certamente riferibili ad Hamas.

Soldi e contatti che portano in un unico posto: Gaza.

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