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Inchiesta arbitri, "pressioni" su Rocchi ma la Procura archivia l'Inter

I pm: "Interferenze sulle nomine ma non era un sistema". L'ex fischietto: "Felice". L'inchiesta a Monza

Inchiesta arbitri, "pressioni" su Rocchi ma la Procura archivia l'Inter
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Non sarà la Procura di Milano a riscrivere la classifica del campionato di calcio. L'inchiesta per frode sportiva che a partire dall'aprile scorso aveva fatto irruzione sulla ribalta della serie A, con l'incriminazione del designatore degli arbitri Gianluca Rocchi e dell'Inter per le pressioni sulle designazioni, si arena per decisione della stessa Procura. Viene chiesta l'archiviazione dell'accusa a Rocchi, viene direttamente spedita in archivio l'imputazione a carico del club nerazzurro: le pressioni ci sono state, dicono gli inquirenti, ma non con una efficacia tale da alterare il corso delle gare. Tutto finito, dunque? Non proprio. Resta in piedi un filone laterale, le indagini su quanto accadeva nella "sala Var" di Lissone, dove le decisioni degli addetti venivano influenzate dalle "bussate" dall'esterno, che viene trasmesso per competenza alla procura di Monza. E sopravvive l'inchiesta affidata alla giustizia sportiva, con il fascicolo trasmesso alla Procura federale della Figc perchè valuti il da farsi: non tutto ciò che è consentito dalla legge, insomma, si può considerare lealtà sportiva.

In attesa di eventuali seguiti, il retromarcia della Procura di Milano è vistoso. Già da qualche tempo si intuiva che l'irruenza con cui il pm Ascione era andato all'attacco sul terreno delicato dello sport nazionale non era del tutto condivisa dai vertici. Ieri il procuratore capo Marcello Viola sancisce la svolta con un comunicato secondo cui da un lato è confermata, anche grazie a intercettazioni e pedinamenti, "la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati" ma non si ravvisa "un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine". Tentativi non andati a buon fine, dunque. Compreso il più vistoso, la richiesta dell'Inter a Rocchi di designare per la semifinale di Coppa Italia il detestato fischietto Doveri in modo da non rischiare di trovarselo in finale. Ma in finale l'Inter in realtà non ci arriva, sconfitta in semifinale dal Milan. Basta questo, nell'impostazione della Procura, a impedire che il reato si perfezioni?

L'ultimo atto di indagine, probabilmente decisivo nelle scelte della Procura, è stato l'interrogatorio di Rocchi del primo luglio scorso. "Rocchi aveva chiarito tutto e dunque l'esito non poteva che essere questo" dice il suo legale (insieme a Antonio Bana) Antonio D'Avirro, "le designazioni sono sempre state autonome, non ha mai subito condizionamenti da nessuno". Anche per Rocchi, come per il supervisore Gervasoni e i varisti Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca.

Ma anche su questo il legale di Rocchi (che si è autosospeso dopo l'indagine, come pure Gervasoni) si mostra ottimista: "Non vedo come si possa ipotizzare una frode sportiva nei confronti di chi interveniva per correggere un errore".

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