Sul palco della Leopolda Matteo Renzi e Vincenzo De Luca hanno mantenuto tutte le promesse della vigilia: autentici mattatori, animali da palcoscenico, l’uno la spalla dell’altro in un’alternanza di ruoli, gag e freddure che si mescolavano senza soluzione di continuità, la migliore stand up comedy della politica italiana.
Del resto, entrambi ogni qualvolta si ritrovano davanti una platea, pronta ad applaudirli, hanno bisogno solo di pochi euro per iniziare a parlare, ma di mille per farli smettere. Ma, l’innovazione più interessante vista ieri pomeriggio è un’altra e riguarda lo sdoganamento definitivo del nomignolo: il titolo scelto per l’incontro, che campeggiava luminoso sul ledwall alle loro spalle, era “il Kraken e lo Sceriffo”. Punto. Un titolo che sa tanto di epitaffio sulla tomba di tutta quella politica che ancora insegue forme e formalismi che i pubblici considerano anacronistici e autoreferenziali, che allontana i cittadini e le comunità digitali dai feed e dalle urne.
Il Kraken è ovviamente riferito a Matteo Renzi, che quando a inizio anno è partito il trend sui social network, da alcuni meme postati su pagine satiriche, faceva finta di non capire l’associazione con il mitologico mostro tentacolare che emerge dagli abissi, ma che poi ha finito per adottarlo e valorizzarlo nella sua narrazione social, mentre lo Sceriffo è da decenni il nomignolo che si porta dietro Vincenzo De Luca sin dalla sua prima elezione a Sindaco di Salerno nel lontano 1993. Chissà come avrebbe reagito Arnaldo Forlani, storico segretario della Democrazia Cristiana, se invitato a un convegno fosse stato presentato come “prende la parola Coniglio Mannaro”, oppure pensiamo a Romano Prodi che partecipa a qualche meeting e si ritrova nel cartellone dei relatori come “il Mortadella”.
Gli esempi da fare sarebbero tanti, anche perché da sempre la politica su questo aspetto è stata sempre molto creativa e puntuta, solo che fino a poco tempo fa i nomignoli, pensiamo al Cinghialone affibbiato a Bettino Craxi, Belzebù per Giulio Andreotti, il Picconatore a Francesco Cossiga o Sua Emittenza per Silvio Berlusconi solo per citarne tra i più famosi, venivano utilizzati in privato, molto spesso a scopo diffamatorio, sarcastico e dispregiativo. Nessuno, se non comici o vignettisti, si sarebbe sognato di poterli legittimare e farli diventare una chiave comunicativa, identitaria e determinante di un posizionamento politico. L’ha fatto Matteo Renzi, anzi l’hanno fatto lui e Vincenzo De Luca, che sono tra i pochi che hanno una capacità di comunicazione molto spiccata.
Questa scelta però segnala anche che con le piattaforme la comunicazione politica così come l’abbiamo conosciuta per decenni ha definitivamente alzato bandiera bianca. Siamo alla resa incondizionata a una dimensione pop, alla celebrazione senza timori o pregiudizi del culto del personaggio. Il politico è prima di tutto una celebrità, al pari di un campione sportivo, di un pop star, di un influencer o youtuber e come tale deve parlare, muoversi e postare.
