Questa mattina i pescatori francesi hanno nuovamente bloccato l’accesso a un deposito di petrolio a Frontignan, nonché ai porti di Sète e Nizza, con azioni simboliche per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aumento dei prezzi del carburante.
La parola d‘ordine è prima i porti, poi i depositi petroliferi. E adesso anche i social, dove comincia a circolare una data: 17 ottobre. In Francia la nuova fiammata dei prezzi dei carburanti sta trasformando la protesta dei pescatori in qualcosa di più ampio, sebbene per ora non vi siano i numeri della mobilitazione dei Gilet gialli del 2018.
Dopo il blocco del deposito petrolifero di Fos-sur-Mer, nell’area di Marsiglia, i pescatori sono tornati all’azione. A Frontignan una trentina di pescatori questa mattina impediva il passaggio delle autocisterne e aveva acceso un rogo alimentato con pneumatici e pallet. L’azione è stata definita dagli stessi manifestanti “simbolica”, mentre era atteso un incontro con la ministra della Pesca Catherine Chabaud.
La protesta era cominciata lunedì scorso attraverso i comitati regionali della pesca di Occitania, Provenza-Alpi-Costa Azzurra e Corsica, insieme alle organizzazioni dei produttori del Mediterraneo e ai sindacati della categoria. I pescatori del Mediterraneo chiedono una revisione del piano europeo per il Mediterraneo occidentale, che ha ridotto a 100 il numero di battute di pesca annuali per i pescherecci a strascico e impone una dimensione delle maglie delle reti che considerano eccessiva e che, secondo Perrine Cuvilliers dell’Organizzazione dei Produttori del Sud, sta causando “una significativa perdita economica”. Anche l’assegnazione delle quote di tonno rosso, che quest’anno privilegia l’Atlantico a scapito del Mediterraneo, è oggetto di critiche.
Il salto di qualità è però arrivato a Fos-sur-Mer. Martedì decine di pescatori hanno bloccato dalle prime ore del mattino l’accesso a un deposito petrolifero. Il sito è stato poi riaperto dopo l’intervento delle forze dell’ordine e circa un centinaio di autocisterne che erano rimaste ferme hanno potuto riprendere l’accesso al deposito.
Il giorno successivo, a Sète, alcuni manifestanti hanno impedito la partenza di un traghetto di Corsica Ferries. La situazione ha cominciato così a coinvolgere non soltanto il settore della pesca, ma anche la logistica dei carburanti e i collegamenti marittimi.
Il governo ha cercato di rispondere aumentando il sostegno. Secondo le informazioni diffuse dall’esecutivo, l’aiuto al carburante per i pescatori viene riportato a 35 centesimi al litro, il livello massimo consentito dal quadro europeo. Ma l’annuncio non è bastato a fermare le mobilitazioni. I pescatori contestano infatti una crisi che non riguarda soltanto il prezzo alla pompa: sostengono che l’aumento dei costi complessivi e i vincoli imposti al settore rendano sempre più difficile lavorare.
Intanto, sui social francesi si moltiplicano gli appelli a una mobilitazione nazionale, evocando esplicitamente i Gilet gialli. La data circola su Facebook, TikTok, Instagram e X e alcuni manifesti parlano direttamente di un ritorno del movimento nato nel 2018.
L’origine degli appelli, tuttavia, non proviene né dalle figure storiche dei Gilet gialli né da un’organizzazione sindacale. La mobilitazione appare invece nata e cresciuta soprattutto online, con una forte componente generazionale. Il riferimento al 2018 resta potente. Allora l’aumento della fiscalità sui carburanti contribuì a trasformare una protesta nata contro il prezzo della benzina in una mobilitazione nazionale contro il costo della vita e il governo di Emmanuel Macron. Oggi il contesto è differente: la nuova fiammata dei prezzi è legata soprattutto alla situazione in Medio Oriente, mentre la protesta non ha ancora una leadership e una struttura organizzativa comparabili.
Il segretario nazionale del Partito comunista francese Fabien Roussel ha invitato i francesi a tornare a mobilitarsi sulle rotonde se il governo non interverrà rapidamente sui prezzi dell’energia. La segretaria generale della CGT, Sophie Binet, ha chiesto invece un blocco dei prezzi dei carburanti e un intervento sui salari.
