Quel che è accaduto a Bologna domenica e lunedì è quel che succede ormai sempre. E Bologna non era così: con orgoglio i comunisti l'avevano ribattezzata Bologna la Dozza, anziché la dotta, dal nome del longevo ed efficacissimo sindaco Giuseppe Dozza, che la governò per 21 anni e che fece del capoluogo emiliano un modello di città amministrata nell'ordine più assoluto: per di più un modello di comunismo alternativo a quello sovietico. Fu nel 1977 che Bologna ebbe una trasformazione politica con gruppi esterni al partito, cresciuti nel mito del 1968. Poi il caos, la propaganda, la violenza, gli attacchi alla polizia e a chiunque indossi una divisa. E da sessant'anni tutti ci chiediamo perché il Pci-Pds, Ulivo, Pd non si scrolli di dosso questo incubo barbarico. Purtroppo, il Pd non può farlo e non è sicuro che lo desideri. Questa fase peggiorò quando il Pci-Pds entrò nella crisi che lo avrebbe dimezzato dopo la caduta dell'Urss e la fine dei finanziamenti illegali.
La regia consiste nell'ecosistema in cui sguazza la sinistra estrema che comprende gli anarchici che manifestano col fuoco, di cui la Schlein deve tener conto per poter trattare con la sinistra parlamentare che comprende nomi importanti come Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Antonella Burdu e Maurizio Acerbo, più le organizzazioni come Toscana Rossa e l'Unione Popolare. È la solita vecchia storia: c'è una sinistra che non verrà mai a patti con la politica e di quella il Pd ha bisogno. Dunque, la Schlein è ridotta ad erogare sermoni umanitari, stavolta per Abderrahim Fakir, 42 anni, marocchino. Anche l'attuale sindaco di Bologna ci ha messo del suo apparecchiando un inutile presidio dedicato ai buoni. Fakir è morto ammanettato.
Questo dettaglio ha indotto alcuni giornali americani a collegare la morte di Fakir con quel che accadde nel 2020 a Minneapolis, dove il manifestante George Floyd, ammanettato, morì soffocato sotto lo stivale di un poliziotto che gli schiacciava la faccia sulla terra. Da noi la polizia non risulta che usi questi metodi.
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