L'esame più rapido con il made in Italy

La Diasorin porta da 5/7 a un'ora sola il responso. E il titolo vola in Borsa

Ogni secondo tre vite, nel mondo, sono toccate da un test Diasorin. E da fine marzo il numero è destinato a crescere esponenzialmente. Questa società, eccellenza italiana del biotech quotata a Piazza Affari dal 2007, ha infatti completato gli studi per un test che individua il nuovo Covid-19 in un'ora, dalle 5-7 ore attuali. Una notizia che ha messo le ali al titolo che ieri, dopo un massimo di 119 euro, ha chiuso con un rialzo del 3,4 per cento a 104,40 euro.

La società italiana della diagnostica ha completato gli studi per supportare l'approvazione nell'Ue e negli Stati Uniti dopo gli studi presso lo Spallanzani di Roma e il Policlinico San Matteo di Pavia. Il test sarà commercializzato con marchio CE in Europa e presentato alla Food and Drug Administration per l'Emergency Us Authorization entro la fine di marzo. L'azienda farmaceutica che fa capo alla famiglia Denegri ed è guidata da Carlo Rosa, ceo e azionista, aveva sviluppato questa tecnologia originariamente per fornire risposte diagnostiche rapide in campo militare e civile, ma oggi può contribuire ad accelerare notevolmente la diagnosi della malattia.

Una storia di successo, nell'ambito delle biotecnologie made in Italy che conta oggi una presenza internazionale in oltre 60 paesi del mondo, con un fatturato 2018 di 670 milioni di euro e 2mila dipendenti. Di fatto, il gruppo opera in un ambito di business che «tocca» la vita di milioni di persone: Diasorin produce e commercializza test per esami del sangue (e di altri fluidi biologici) che in tempi rapidissimi sono in grado di diagnosticare malattie infettive e di altro genere (per esempio, tumori del sangue) nell'organismo di un paziente. Grazie al centro ricerche di Gerenzano (Va) produce dai sei agli otto nuovi test ogni anno.

L'espansione verso i mercati esteri è sempre stata, fin dall'inizio, al centro della strategia del gruppo e il processo di internazionalizzazione e tuttora in atto. Un «salto di livello» che questa ultima scoperta legata al Covid-19 potrà accelerare. A livello finanziario, non sono mancate le soddisfazioni. Il titolo ai suoi esordi in Borsa, 13 anni fa, valeva 12 euro e ora quota in area 104 euro. Nel 2008 la società pagava dividendi pari a 0,10 euro per azione, mentre nel 2018 la cedola è arrivata a 0,85 euro. Inoltre, nell'ultima assemblea gli amministratori hanno anche proposto un dividendo straordinario di 1,80 euro. Nel 2019 il dividendo è salito ancora a 0,90 euro.

In questo momento il settore medico legato alle biotecnologie e al pharma è quello più esposto (positivamente) alle vicende del Covid-19. Oltre a Diasorin, in Italia sono in prima linea su vari fronti Molmed, Recordati e Pierrel. E a livello internazionale, tra le quotate a caccia di un vaccino ci sono Moderna, Gilead, Regeneron Pharmaceuticals e Vertex Pharma. Dopo il «decennio silenzioso» 2007-2017, durante il quale il mercato delle biotecnologie si è sviluppato in sordina, oggi gli esperti stimano che ammonterà almeno a 471 miliardi di dollari entro la fine del 2025, raddoppiando le sue dimensioni dai 218 miliardi del 2017.

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