Un maglione a quattro euro, un "Daytona" (o almeno così viene chiamato) a meno di 30 euro, una borsa identica alla Parachute di Bottega Veneta - certo è in plastica ma chi se ne accorge - a circa 10 euro. Questi e altre centinaia di oggetti finiscono nel carrello che aspetta di essere acquistato in una delle app super low cost sui nostri telefoni. L'era dello shopping dal telefono, quello quasi compulsivo fatto a tarda notte senza darci davvero peso perché, alla fine, non sono cinquanta euro a cambiare il bilancio mensile, sta per giungere a termine.
Da domani entra in vigore una svolta storica per l'e-commerce in Europa che promette, almeno sulla carta, di cambiare le nostre abitudini di consumo. La regola è semplice: scatta un dazio fisso di 3 euro su ogni singolo pacco proveniente da paesi extra-europei con un valore inferiore ai 150 euro. Insomma, nessun pacco potrà più entrare nel Vecchio Continente senza essere sottoposto a una tassa specifica. Nella maggior parte dei casi, chi pagherà il dazio sarà la piattaforma, oppure il venditore. I consumatori che acquistano online non sono infatti legalmente responsabili del pagamento dei dazi. Inoltre questa nuova "tassa" non è ad ordine, bensì a categoria merceologica. Per esempio, se in un ordine c'è un maglione, due borse e un ombrello, è come se si acquistassero tre articoli, quindi nove euro di dazio. Altro aspetto fondamentale, non tutti i Paesi europei attiveranno questo dazio nello stesso momento. In Italia, ad esempio, la normativa entrerà in vigore solo a partire dal prossimo ottobre.
Ma come mai è stata necessaria una simile riforma? Le motivazioni principali, secondo la Commissione europea, sono due: "Garantire parità di condizioni da un lato e dotare le autorità doganali degli strumenti necessari per affrontare, inoltre controllare ed eventualmente rimuovere dal mercato i prodotti pericolosi". A far tremare i portafogli sono soprattutto le spedizioni che arrivano dai colossi del Dragone cinese, marchi ormai entrati nel linguaggio quotidiano come Temu, Shein e Aliexpress.
Piattaforme che hanno basato il proprio successo globale su costi bassissimi. I numeri, del resto, parlano chiaro: nel 2025 sono entrati in Europa circa 5,9 miliardi di articoli da Paesi extra Ue, senza pagare dazi doganali, ovvero oltre 16 milioni di pacchi al giorno, di cui più del 90% provenienti dalla Cina. Importante anche sottolineare che più del 60% di questi prodotti importati nel 2025 non era in linea con gli standard Ue di sicurezza.
Se per i consumatori e per le aziende si tratta di un rincaro contenuto, ma senza dubbio fastidioso, per il commercio tradizionale potrebbe segnare la differenza tra la sopravvivenza e l'oblio.
I negozi di quartiere, le storiche botteghe di vicinato, sono le vere vittime di questa competizione asimmetrica, basti pensare che secondo le stime di Confcommercio un negozio su cinque è destinato a sparire entro il 2035.In quest'ottica, la nuova tassa Europa, sembra il primo timido tentativo di cambiare la situazione.