Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire: "Aspetto la data di convocazione in commissione Covid", dice l'ex premier Giuseppe Conte, che così replica alle ricostruzioni del Giornale della partita da 1,2 miliardi di euro per 800 milioni di mascherine farlocche comprate da tre consorzi cinesi con consulenze milionarie. "Sono anni che ho dato la mia disponibilità a essere audito, perché è in corso un gioco sporco che non posso più permettere solo che non è stato dato alcun seguito", blatera il leader M5s. Che sa benissimo di non poter essere interrogato, secondo la prassi, da una commissione della quale fa parte e che l'opposizione boicotta sin dall'inizio della legislatura. "Mentre escono notizie sempre più preoccupanti di presunte fatture false intestate a consorzi cinesi fittizi per una commessa di mascherine farlocche di oltre 1 miliardo di euro Conte parla dovunque di Covid tranne dove dovrebbe, cioè in commissione Covid. Stavolta ha scelto le comode pagine di Repubblica, che ha sempre ignorato i lavori della commissione", è l'attacco del capogruppo Fdi alla Camera Galeazzo Bignami.
La favoletta della "campagna elettorale, di M5s il pericolo numero uno" e dell'ordine "partito da palazzo Chigi ai giornali di Antonio Angelucci di screditare la mia persona" si commenta da sola, perché è dal 2021 che il Giornale ha ricostruito molte delle vicende che riguardano la pandemia, nel disinteresse dei giornaloni. "Conte si è fatto nominare sapendo che non può essere audito, creandosi così una sorta di immunità. Dovrebbe dimettersi e farsi udire per poi, se vorrà, rientrare l'istante dopo l'audizione. Lo aspettiamo, abbiamo tante domande da rivolgergli", sottolinea al Tempo Alice Buonguerrieri, capogruppo Fdi in commissione Covid, secondo cui "le opposizioni anziché essere contente criticano: evidentemente temono la verità".
In serata Conte prova a correggere il tiro poi ammetre: questa commissione di inchiesta poteva essere un'occasione per indagare le cause, per indagare perché il Paese si è ritrovato impreparato e non commettere più errori, poi affonda il colpo e se la prende con chi presiede la commissione, ovvero Marco Lisei che in questi anni ha cercato solo la verità che Conte nasconde
Sulla vicenda di Luca Di Donna, suo ex collega di studio che si è spacciato per suo amico con alcuni imprenditori beneficiati di un contratto con il commissario all'Emergenza Domenico Arcuri precisa: "Non ha un rinvio a giudizio, non ho società con lui e da quando sono diventato premier non ho avuto più rapporti personali e non l'ho mai incontrato". Ma dalle intercettazioni della Procura di Roma già pubblicate dal Giornale sappiamo che è a lui che Guido Alpa - il principe del diritto mentore del premier - si rivolge chiedendo di "dare una mano a Conte per il suo partito" il 2 aprile 2021, il giorno dopo la decisione di Giuseppi di lanciare il M5s 2.0 e di strappare il MoVimento a Beppe Grillo.
Anche altri imprenditori in affari con Arcuri riferiscono al telefono che è proprio Di Donna il referente a cui Conte avrebbe affidato il restyling del partito. Eppure altre inchieste che ruotavano intorno all'ex compagno di studio di Conte sono state spezzettate nonostante collegamenti incrociati e piste investigative comuni.