Raramente i musulmani sciiti fanno rumore. Le piazze pro Pal a cui oramai due anni siamo abituati (che prima del suo arresto erano capeggiate da Mohammad Hannoun) erano espressione dell'islam sunnita. Così come lo sono la festa del sacrificio e quella di fine Ramadan. C'è però una ricorrenza in cui tutti gli sciiti scendono in piazza, ed è quella dell'Ashura, in cui si commemora il martirio dell'imam Husayn, avvenuto a Karbala nel 680, celebrato anche tramite la battitura del petto da parte degli uomini, che talvolta arrivano all'autoflagellazione: venerdì la stazione di Milano centrale è stata letteralmente invasa da migliaia di loro, tutti rigorosamente vestiti di nero, che hanno diviso il corteo in due parti nascondendo le donne dietro un furgone. Ma c'è un volto in particolare che non è passato inosservato, ed è quello di Ali Faeznia, imam del centro sciita milanese Imam Ali, la cui sede risulta di proprietà del Consolato iraniano (quindi diretta propaggine del regime in Italia) e in cui hanno commemorato la morte dell'ayatollah Khamenei, avvenuta il 28 febbraio 2026, così come hanno elogiato il generale iraniano Qasem Soleimani, fino alla sua morte a capo della Niru-ye Qods, l'unità delle Guardie della Rivoluzione, responsabile per la diffusione dell'ideologia khomeinista fuori dalla Repubblica Islamica. Non si tratta di un centro qualunque, ma di un luogo in cui si mette in atto la propaganda della teocrazia, recentemente salito agli onori della cronaca per via di due frequentatori della moschea oggetto dell'indagine del pm di Milano Alessandro Gobbis e dei Ros per via di minacce ai dissidenti iraniani residenti in Italia. Per questo il leader della Lega Matteo Salvini ha scritto, sotto il video della manifestazione "Milano?!", facendo chiaramente intendere che le immagini non avevano nulla a che fare con i costumi occidentali. E Fdi con Federico Mollicone chiede che venga fatta luce sul centro iraniano e su chi lo frequenta: "È urgente fare immediata e totale chiarezza sulla figura dell'imam e sui rappresentanti del centro sciita. La questione è ancora più grave alla luce delle indagini del pm di Milano Alessandro Gobbis e dei Ros". Una chiarezza necessaria se consideriamo la portata della manifestazione di venerdì, in cui i rappresentanti della comunità sciita, venuti da tutta Italia, ma soprattutto dalle province del Nord, erano decisamente di più rispetto agli anni passati. Questa grande partecipazione deve preoccupare non solo per il fenomeno in sé, ma per il fatto che i singoli soggetti sono comunque espressioni del Regime tramite i centri culturali da cui provengono. E la figura di Faeznia è centrale, tanto che nel corteo tenutosi sabato 29 Luglio 2023 ci sono le immagini che lo ritraggono mentre, sempre nel piazzale antistante la stazione milanese, tiene un discorso davanti la folla di praticanti. Immagini che vennero riprese dall'Iran Press Agency, un media di Regime. A confermare la vicinanza con Teheran è il noto esperto di terrorismo Giovanni Giacalone: "I legami tra centri islamici sciiti in Italia e sede diplomatica iraniana sono ben noti da tempo. Nel caso del centro milanese, sono altrettanto noti i rapporti che mantiene il centro islamico sciita pakistano di Milano Imamia Welfare, con un cospicuo seguito e che ha a sua volta commemorato la defunta Guida Suprema iraniana. In Germania le autorità si sono già mosse chiudendo in maniera definitiva il centro islamico Imam Ali di Amburgo nel luglio del 2024 con l'accusa di propaganda estremista e sostegno al regime iraniano e a Hezbollah. L'Italia potrebbe fare lo stesso lanciando un segnale decisivo alla teocrazia, mettendo al bando in primis le sue cellule".
In tutto ciò, proprio nella Milano in cui 24 ore dopo si è celebrato il pride, nessuno della sinistra ha mostrato la minima indignazione per le condizioni in cui sono state relegate le donne dagli islamici. Come si fa a scendere in piazza chiedendo più diritti e poi tacere quando se ne negano degli altri?