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Covid, l'intercettazione che imbarazza Conte

Nel 2021 Di Donna e una collega discutevano come gestire una sua causa insieme

Covid, l'intercettazione che imbarazza Conte
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"Giuseppe Conte si dice pronto ma fissa la data tra un mese. Non aveva fretta di farsi audire?". Il giorno dopo il coming out dell'ex premier ("Verrò in commissione Covid a spazzare via menzogne e falsità"), con il presidente Marco Lisei che fissa una data "verosimile" per il prossimo 4 agosto, la capogruppo Fdi Alice Buonguerrieri ironizza sull'opposizione. Che dopo un Aventino dai lavori d'aula durato un po' pochino ora vuole vederci chiaro. Sulle mascherine da 1,2 miliardi? No, sulla sentenza di Jc Electronics, risarcita con un accordo da 100 milioni - su consiglio dell'Avvocatura di Stato - perché l'ex commissario all'Emergenza Domenico Arcuri aveva stracciato il loro contratto firmato dalla Protezione civile per mascherine buone e certificate, preferendo quelle cinesi (farlocche come la loro certificazione che ingannò Dogane e Cts) comprate a prezzi esorbitanti con mediazioni milionarie spropositate agli amici degli amici dello stesso Arcuri. Senza l'intesa, il danno erariale sarebbe stato il triplo ma la sinistra insiste con argomentazioni che fanno sorridere. Il miliardo e rotti regalato alla Cina non indigna, "sui 100 milioni di risorse pubbliche il Parlamento ha il diritto di conoscere tutti gli atti", recita un'intercettazione del Pd Francesco Boccia firmata anche da altri commissari Covid come Ylenia Zambito e l'ex ministro M5s Stefano Patuanelli, convinti che sia un regalo a Dario Bianchi, numero uno di Jc considerato "finanziatore di Fdi" per 800 euro versati nel 2019 dalla società di cui era solo azionista. Contenti loro...

Ma perché a Jc Electronics il vento è stato improvvisamente sfavorevole? Secondo Bianchi è perché disse no alla mediazione offerta da Luca Di Donna e dai legali vicini allo studio del mentore di Conte Guido Alpa, compianto principe del Diritto amministrativo. Come ha già ricostruito il Giornale, i rapporti tra Alpa, Di Donna e Conte sono cristallizzati in una informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo. Il 2 aprile 2021 Alpa chiede a Di Donna di dare una mano a Conte a organizzare il partito, quel M5s 2.0 che l'ex premier aveva lanciato sui social il giorno prima. Un anno prima lo stesso Di Donna si proponeva come facilitatore degli appalti presso Arcuri in cambio di una percentuale sul fatturato, circostanza denunciata da altri imprenditori. L'inchiesta per traffico d'influenze è morta con l'abolizione del reato, chi ha detto no come Bianchi è finito con mascherine buone sequestrate ingiustamente. Chi ha detto sì ha avuto commesse come Adaltis, società di tamponi i cui vertici sono stati ascoltati nei giorni scorsi dalla commissione Covid. Dalle carte è emerso che una praticante di Di Donna, Nicoletta Spaziani, ha ricevuto 93mila euro dalla stessa Adaltis. Interrogata dai commissari ha detto più volte e animosamente che né Conte, né Arcuri né Di Donna c'entrassero con la consulenza ma alla commissione risulta che a predisporre il contratto sia stato Di Donna, che poi l'ha trasmesso ad Adaltis.

La Spaziani rischia l'accusa di falsa testimonianza, ma c'è un'altra intercettazione dai carabinieri romani che la riguarda. Parlando con Di Donna, riferisce di una causa relativa "all'opposizione di un pignoramento in ottemperanza dell'articolo 615 comma 2 del Codice di procedura civile". Fatto da chi? "Da Giuseppe Conte - scrivono i carabinieri - al quale anche lui (Conte, ndr) ha fatto ricorso e non atto di citazione. I due "discutono dell'argomento e della eventuale procedura da adottare".

Insomma, diceva che Conte non c'entrava nulla ma lei e Di Donna lavoravano a una causa dell'ex premier. Una sfortunata coincidenza o la conferma del legame con il collega di cui oggi disconosce l'amicizia? Se ne parlerà il 4 agosto...

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