Roma Uno schiaffo. Una "grave offesa" alle vittime di Crans-Montana e ai genitori di quei poveri ragazzi. Una provocazione, quasi. È così che il governo italiano considera la scarcerazione di Jacques Moretti, 200 mila franchi e via a casa, o chissà dove. E quindi, dopo il gesto forte di richiamare in patria l'ambasciatore per consultazioni, palazzo Chigi mette nero su bianco "l'indignazione di un Paese intero", la rabbia per "una decisione che rappresenta una ulteriore ferita alle famiglie". L'Italia pretende "verità e giustizia" e vuole "provvedimenti rispettosi che tengano conto delle sofferenze e delle aspettative" dei parenti. "Lo aspettavamo da tempo - commenta Valentino Gioia, avvocato milanese, padre di Giuseppe, 16 anni, appena dimesso dal Niguarda - e ora siamo soddisfatti della reazione del ministero degli Esteri e del governo. Bisogna comprendere lo sfogo dei papà e delle mamme che vivono tutto ciò come un affronto". E Umberto Marcucci, padre di Manfredi, tuttora ricoverato: "L'intervento delle nostre autorità ci fa piacere. La Svizzera invece ci dà frustrazione, c'è la sensazione che voglia mettere la polvere sotto il tappeto".
Si apre così un duro scontro con la Confederazione elvetica. Già da qualche giorno Roma denuncia le "lentezze inaccettabili" e l'approssimazione con cui si svolgono le indagini sulla tragedia di Capodanno. "Ritardi assurdi" secondo Antonio Tajani, che chiede di affidare l'inchiesta a un altro cantone "per fare chiarezza". Adesso si aggiunge la libertà su cauzione di Moretti. Davvero troppo. Palazzo Chigi, si legge nel comunicato, con la Farnesina "ha dato istruzione all'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado" di contattare la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per avere spiegazioni sulla decisione del tribunale delle misure coercitive di Sion di scarcerare il proprietario del Costellation, il locale del rogo, "nonostante l'estrema gravità del reato di cui è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il pericolo di fuga e l'evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico".
Vedremo come andrà a finire la crisi diplomatica con la Svizzera, che comunque sembra soltanto all'inizio, anche perché dalla confederazione non arrivano certo parole di comprensione né gesti di grande collaborazione. Anzi. "Dobbiamo rispettare la divisione dei poteri - risponde il presidente elvetico Guy Parmelin -. La giustizia deve svolgere le sue indagini in modo trasparente e pagare eventuali errori, la politica non deve interferire. Capisco l'indignazione, però qui abbiamo procedure diverse dall'Italia e i due sistemi non vanno sovrapposti". Ma quei ragazzi? "Vogliamo sostenere le famiglie. Abbiamo spiegato a che punto siamo e cosa intendiamo fare. Sarà un processo lungo". E il suo vice, Ignazio Cassis: "Come l'Italia anche la Svizzera piange i suoi 40 morti. Il dolore è comune". Replica Matteo Salvini: "Invitiamo il presidente elvetico ad un garbato e prudente silenzio, per rispetto delle vittime. Siamo certi che la giustizia non farà sconti a nessuno".
E si difende pure la procuratrice Pilloud. "Non sono stata io a liberare Moretti, ma il tribunale di Sion.
Non voglio provocare un incidente tra Italia e Svizzera, però non cederò a eventuali pressioni delle autorità di Roma". Infatti non riceverà Cornado. "Gli ho consigliato di prendere contatto con il tribunale o con le autorità federali".