Centottantasei nomi: alcuni noti, altri sconosciuti o quasi. È l'elenco delle vittime della "fabbrica dei dossier" che si era insediata all'interno della Procura nazionale antimafia, sotto la regia del finanziere Pasquale Striano e del magistrato Antonio Laudati. La Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli indagati: compresi i giornalisti dell'Espresso e del Domani che per anni hanno alimentato i loro scoop con i documenti sottratti illegalmente da Striano nelle banche dati più delicate del paese. La richiesta di rinvio a giudizio è stata notificata nei giorni scorsi, oltre che agli indagati, anche ai centottantasei dossierati che potranno, come li ha invitati a fare nei giorni scorsi la Procura di Roma, chiedere di costituirsi parte civile nei confronti degli imputati, portando in aula oltre alla sete di giustizia ingenti richieste di risarcimento economico.
Nel capo di imputazione firmato dal pm Giulia Guccione vengono indicate tutte le incursioni compiute da Striano sia nella banca dati delle Sos (le segnalazioni di operazioni sospette provenienti dalla Banca d'Italia) che sullo Sdi del ministero degli Interni sui nominativi più disparati e per ragioni altrettanto varie, e in parte rimaste ancora inesplorati. Nell'elenco delle vittime invitate a costituirsi parte civile figurano esponenti del governo (Giuseppe Valditara, Gilberto Pichetto Fratin, Giovanbattista Fazzolari, Tommaso Foti, Claudio Durigon, Adolfo Urso), imprenditori come l'editore del Giornale Antonio Angelucci, Francesco Gaetano Caltagirone e Gianluigi Aponte, uomini dello sport come Massimiliano Allegri e dello spettacolo come Fedez.
I capi di imputazione più dettagliati sono quelli dove il movente di Striano è stato ricostruito più chiaramente dalle indagini della Procura di Roma: il rapporto quasi di asservimento che legava il luogotenente della Gdf a un gruppo di giornalisti prima dell'Espresso e poi del Domani, anche loro oggetto della richiesta di rinvio a giudizio da parte della pm Guccione. In questo elenco di vittime compare un altro esponente del governo, il ministro della Difesa Guido Crosetto, oggetto per tre giorni consecutivi, tra il 27 e il 29 ottobre 2022, di articoli del Domani basati su documenti sottratti nei giorni precedenti da Striano. A Striano e al giornalista Giovanni Tizian viene contestata "l'aggravante dell'indebito profitto patrimoniale perché il fatto veniva commesso per agevolare il Tizian nello svolgimento della professione esercitata". Stessa aggravante per i dossier abusivi sul militante di estrema destra francesce Frederic Chatillon, pure lui oggetto di inchieste del Domani. E soprattutto per gli accessi abusiva alla banca dati Siva 2 a carico di Matteo Renzi e dell'imprenditore Lucio Presta, tradotti in numerosi articoli del Domani tra il 2019 e il 2021.
La parte più cospicua di accessi abusivi concordati tra Striano e i suoi amici giornalisti sono compiuti, secondo la Procura, per alimentare le inchieste sulla Lega Nord. Per realizzare le inchieste dell'Espresso e del Domani sui rapporti russi del Carroccio e sulla Lombardia Film Commission vengono dossierati uomini di punta della Lega come Giulio Centemero, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, oltre a una miriade di personaggi minori, di società e di associazioni.
Anche gli esponenti leghisti potranno ora scegliere di costituirsi parte civile nei confronti sia di Striano che dei giornalisti. E gli staff legali del Carroccio stanno ora valutando se chiamare in causa, insieme ai reporter, anche i proprietari dell'Espresso e del Domani.
L'ipotesi è che le aziende non potessero ignorare i metodi con cui venivano realizzati gli articoli che a cadenza costante occupavano le prime pagine del quotidiano, con tale visibilità che i cronisti del Domani vennero invitati persino al Parlamento europeo per raccontare, come campioni del giornalismo d'inchiesta, gli scoop (o presunti tali) realizzati grazie ai dossier del finanziere infedele.