I cittadini e il mondo della politica e della società civile in Campidoglio per l’ultimo saluto alla leader Radicale Emma Bonino. I funerali di Stato si tengono nella sala della Protomoteca e sono attesi, tra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e le altre alte cariche dello Stato.
Sono diversi gli esponenti politici di spicco, di ogni schieramento, che sono arrivati ai funerali. Da Carlo Nordio a Elly Schlein, da Massimo D’Alema a Paolo Gentiloni, da Carlo Calenda a Matteo Renzi, fino a Giuseppe Conte. Ci sono ministri del governo Meloni, rappresentanti del centrosinistra e radicali di ogni età.
Nella piazza del Campidoglio è stato montato un maxi schermo per consentire ai cittadini presenti di assistere alle esequie, trasmesse anche in diretta Rai. Al termine dei funerali laici, Matterella - da scaletta- accompagnerà, con i familiari e le altre autorità, il feretro all’uscita.
“Emma non ha mai pensato di essere sola, ha sempre riconosciuto il ruolo di Marco Pannella, della politica radicale. E ha deciso di mettere quel patrimonio nel partito che ha fondato, nel nome della sua battaglia più grande: gli Stati uniti d’Europa come destino unico per le persone e le loro libertà”, le parole di Carla Taibi, storica assistente di Emma Bonino. “Non avrebbe voluto una commemorazione - sottolinea -. Il modo migliore per ricordarla è certamente tenere insieme tutte le sue battaglie, difendendo quanto ha già ottenuto e continuando quelle incompiute, tenendo presente il suo modo di combatterle, con rigore, con studio, con ostinazione, col metodo della non violenza. Anche quando era impopolari, anche quando per vincerle era necessario perdere tante volte. Ed Emma ha perso tante volte, ma come Marco e lei amavano ripetere ‘la durata è la forma delle cose’, e lo hanno dimostrato. E guardate l’Italia di oggi, Emma in qualche modo ha vinto, ha vinto senza un grande riconoscimento al partito, senza tantissimi voti o parlamentari nelle varie legislature. Ha vinto perché oggi nessuno può dire che non abbia cambiato l’Italia e il mondo. Se oggi per i crimini di guerra esiste la speranza che la giustizia internazionale possa punire i colpevoli è anche grazie al suo lavoro, a quello dei suoi compagni che proprio qui in Campidoglio portava la firma dello Statuto di Roma per la Corte penale internazionale”.
