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L'ultimo sondaggio archivia il referendum: "Fdi sempre al 29,5%"

Non c'è l'effetto vittoria del No, coalizioni a saldi invariati. Noto: "Soltanto normali oscillazioni"

L'ultimo sondaggio archivia il referendum: "Fdi sempre al 29,5%"
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Lo scossone elettorale non c'è. L'effetto referendum si è già spento. Forse non s'è mai acceso, al netto di una fiammata di qualche ora. La sinistra sogna il sorpasso sul centrodestra e la vittoria alle elezioni politiche. Incoraggiata dai guru d'area. Il verdetto del referendum non impatta sul consenso dei partiti. Le opposizioni hanno atteso con speranza il sondaggio di Enrico Mentana che avrebbe dovuto certificare la spallata. Al contrario arriva la doccia gelata. Fratelli d'Italia resta al 29,5% secondo la rilevazione Swg. Nessuna variazione rispetto al dato antecedente al voto. In realtà, l'unica sorpresa arriva nel campo largo con il balzo del M5s di un punto. Trend che preoccupa Elly Schlein anche in vista delle elezioni primarie. Conte (nella foto) già pregusta la leadership alle primarie. I grillini rosicchiano punti all'alleato dem. Antonio Noto (Noto sondaggi) delinea il quadro elettorale post referendum. "Ad oggi non c'è alcuno scossone elettorale, parliamo di oscillazioni di mezzo punto percentuale tra la settimana che ha preceduto il referendum e quella successiva". I valori in campo tra le due coalizioni restano invariati? "Certo, sono oscillazioni fisiologiche" - dice Noto al Giornale. Per fare alcuni esempi. Fratelli d'Italia passa dal 29,5 al 29. Un calo dello 0,5 che sarebbe fisiologico per il sondaggista. Mentre la Lega cresce dello 0,5. Però Noto avverte: "Se il calo dello 0,5 si ripete per 4 settimane allora il dato elettorale diventa interessante. Ad oggi però questo scenario non esiste". I sondaggi, dunque, ad oggi non rilevano alcun un effetto referendum sulla tenuta elettorale delle coalizioni. Un'analisi condivisa anche da altri istituti. Termometro Politico rileva le stesse oscillazioni. Nessuna emorragia di voti per i partiti di centrodestra. Cala Fratelli d'Italia, salgono Pd e Forza Italia. I saldi tra le due coalizioni restano invariati. Con l'attuale legge elettorale, anzi, considerando che la vittoria del Sì nelle regioni con un maggior numero di seggi (Lombardia, Veneto) la vittoria di Meloni sarebbe a portata di mano. Passando alla rilevazione di Pagnoncelli per il Corriere della Sera appare chiaro come il post referendum sia stato già archiviato. "Il dato politico chiaro: la coalizione di centrodestra nel suo complesso tiene, dimostrando solidità anche dopo un passaggio complesso. In questo quadro, la crescita di Forza Italia di oltre un punto percentuale è particolarmente significativa: è la prova concreta di un partito vivo, radicato sui territori e capace di intercettare consenso in modo stabile" commenta il presidente del Consiglio nazionale di Forza Italia, Renato Schifani.

Che l'onda lunga del referendum non si veda è spiegato da Noto con due argomenti. Il primo è la composizione del corpo elettorale che si è recata al voto il 22 e 23 marzo. Quasi il 15% degli elettori non aveva votato alle Politiche e alle Europee. Per Noto "si tratta di un elettore che quando sono schierati i partiti non si reca al seggio". E quindi di conseguenza alle prossime politiche resterà a casa. C'è pero un'altra argomentazione che fa dormire tranquillo il centrodestra. "Per il No - spiega Noto - ha votato un pezzo di elettori di centrodestra che è ipotizzabile alle prossime elezioni politiche si riposizionerà nel campo del centrodestra". Un'analisi post voto che secondo Noto può essere trasferita sul gradimento dei leader. "Il consenso di Meloni è intatto" conferma Noto. Non ci sarebbero stati cambiamenti significativi. L'unico dato politico interessante arriva dal campo largo.

Il Ms5 conquista un punto percentuale in una settimana. "È un dato che va attenzionato", osserva il fondatore di Noto sondaggi. Uno scenario che premia la posizione forcaiola e giustizialista del M5s che succhia voti agli alleati del Pd. L'allarme scatta al Nazareno.

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