«A Verbania la Resistenza ha lasciato i segni di sé e del suo coraggio. Qui più che in molti altri posti. Il fatto che io debba premettere un’ovvietà, è offensivo e racconta di un clima preoccupante. Sergio Ramelli era un ragazzo che è stato massacrato e lasciato a terra, per morire dopo giorni di agonia». Così il sindaco di Verbania Giandomenico Albertella, dopo che la sua giunta ha deciso di dedicargli il Lungolago di Intra. Decisione che ha scatenato le solite vergognose polemiche, con il circolo cittadino del Pd pronto a denunciare la volontà di «distorcere a proprio uso e consumo la memoria di vicende tragiche, mascherando con parole di buon senso la volontà di solleticare la pancia dei camerati». Di qui l’invito a dedicare la passeggiata a «Cleonice Tomasetti, donna e partigiana che su quelle strade ha vissuto il suo martirio per la libertà di tutti noi». Una dei 43 fucilati per rappresaglia nell’eccidio di Fondotoce il 20 giugno del 1944. Immediata la replica di Albertella. «Ramelli è morto per le sue idee: sono stati anni bui, nei quali il dialogo s’è spezzato e qualcuno si riteneva più nel giusto di altri. Idiozie. I cadaveri e le ferite di quel clima ideologico e violento, non hanno colore politico e il sangue, il dolore delle famiglie, la sconfitta per lo Stato, tutto ha lo stesso peso. Noi che abbiamo una certa età lo sappiamo e chiunque sieda in un’istituzione pubblica ha il dovere di dare l’esempio, specie ai ragazzi che vanno guidati e messi in condizione di riflettere». Da qui, assicura il sindaco, nasce la delibera approvata lunedì 3 agosto. «Credo nei ragazzi, ci ho sempre creduto. E credo che ricordare un ragazzo morto, farlo scavalcando la retorica e senza timore di sciacallaggi politici, sia uno dei tanti modi di accendere un faro sul dialogo. E sulla futilità di barricate utili solo ad esasperare posizioni sempre più deboli. Intitoliamo il lungolago a Ramelli perché non succeda mai più: chi si aspetta flotte di saluti romani sul nostro lungolago sbaglia, o mente sapendo fin da oggi che questo non avverrà mai. E sputa sulla memoria di quel ragazzo massacrato e di chi in quegli anni ha vissuto l’orrore dell’odio, qualsiasi casacca indossasse. Fatevi una passeggiata sul lungolago di Verbania e incontrate una comunità capace sempre di abbracciare e accogliere».

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