In ginocchio da Allah. La sinistra italiana celebra la vittoria dei candidati islamisti in America, la «nuova ondata democratica» che ha sùbito eccitato anche i commentatori progressisti, gli stessi che alla vigilia delle Presidenziali ci spiegavano perché avrebbe trionfato Kamala e l’indomani, con la stessa tragicomica sicumera, ci hanno spiegato perché ha trionfato Trump. A New York, al Senato, alle elezioni di medio termine ha vinto Aber Kawas, palestinese che in campagna elettorale brandiva la bandiera di Hamas. Nel primo tweet post-elezione non c’è traccia di quella americana. C’è quella palestinese accompagnata dalla scritta «Abbiamo fatto la storia». Gaetano Pedullà, eurodeputato contiano, ha fatto una levataccia per celebrare il successo dei musulmani americani. Poco dopo le 6, primo tra il Campo islamico, sui social ha scritto: «L’onda che abbiamo visto dal Brasile alla Serbia, e ora negli Stati Uniti sta arrivando anche in Italia. Questo è il momento dei progressisti. Andiamo a vincere anche qui con Giuseppe Conte e le forze democratiche». Che evidentemente sono quelle per cui «l’11 settembre» - altro manifesto elettorale della palestinese Kawas, «è stata colpa del capitalismo, del razzismo, della supremazia bianca e dell’islamofobia». Pedullà è lo stesso che kefiah al collo ha posato con Mohammad Hannoun, finito in carcere con l’accusa di essere l’uomo di Hamas in Italia. Pedullà, come dimostrato dalla collega del Giornale Giulia Sorrentino, è stato anche protagonista dei comizi dell’associazione di Hannoun: «So che molti di voi mi hanno votato…», ha detto direttamente dal carro dell’Api, altra associazione di Hannoun.
Poi c’è Ilaria Salis, l’europrodigio della Bonelli&Fratoianni, la quale da ex insegnante oltre ad averci insegnato in tivù l’esistenza del termine «zelanza» si lancia di buon mattino nell’analisi politica: «Sconfitta cocente per Trump, alleato-padrone degli pseudo-patrioti italiani ed europei. Una vittoria resa possibile dalla crescente forza della componente socialista all’interno del Partito Democratico americano. Meloni sei la prossima! Il vento sta cambiando…». In Colorado la componente socialista dentro ai democratici verrà rappresentata alla Camera da Melat Kiros, etiope-americana secondo cui – l’ ha detto all’NBC – il massacro del 7 ottobre «è stata l’inevitabile conseguenza dell’apartheid». È stato «inevitabile» anche l’11 settembre? «Inevitabile nel senso che abbiamo destabilizzato gran parte del Medio Oriente, il che ha portato le persone a credere che un altro atto di violenza fosse l’unica risposta». È in giubilo pure Marco Grimaldi, deputato di Avs, pro Pal e sostenitore del centro sociale Askatasuna. Nel frattempo veniva ufficializzata la vittoria, in Michigan, di Abdul El-Sayed, la cui famiglia è sospettata di avere rapporti con i Fratelli Musulmani: la sorellastra, negli anni di Obama, vantava un profondo legame con l’organizzazione. Da candidato alle Primarie democratiche ha ricevuto finanziamenti dal Cair, Associazione musulmana americana nella lista nera di Texas, Florida ed Emirati Arabi per i suoi rapporti (finora presunti per la giustizia americana) con la Fratellanza. È ancora mattino presto ma iniziano ad arrivare anche le dichiarazioni festanti del Pd. Festeggiano anche Ilhan Omar, somala naturalizzata statunitense eletta alla Camera in Minnesota. Sull’11 settembre ha le idee chiare: «Qualcuno ha fatto qualcosa». Le parole «terrorismo islamico» le sono sconosciute come alla sinistra italiana che per vincere le elezioni ormai si è sottomessa ad Allah. Irrompe anche Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale dem in Lombardia e candidato sindaco a Milano: “Una stupenda ondata democratica”. Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni sono in ginocchio sul tappetino per circa un milione e mezzo di voti musulmani, che comparati all’affluenza del 2022 sono il 5%. Vogliono l’Italia come una grande moschea. Muezzin e pasdaran, come segnalato dal Giornale, sono al lavoro da tempo.
