Volano gli stracci nel mondo radicale. Dopo i dissidi che vedono +Europa divisa tra la corrente vicina al segretario Riccardo Magi e la corrente vicina a Benedetto Della Vedova, ora anche dentro i Radicali Italiani si consuma una spaccatura significativa.
Filippo Blengino, nel corso di una concitata riunione online che si è tenuta pochi giorni fa, ha rassegnato le sue dimissioni da segretario nazionale di Radicali Italiani. “È una scelta profondamente dolorosa, maturata di fronte a una degenerazione politica e a gravi irregolarità che impedisco la tenuta di un congresso regolare”, si legge in una nota in cui Blengino parla apertamente di “gravi opacità nella gestione delle iscrizioni” e di “anomalie che investono il XXIV Congresso”. Ma non solo. “Un movimento nato per combattere la partitocrazia ne è diventato una delle piu’ grottesche rappresentazioni”, è la denuncia più forte dell’ormai ex segretario secondo cui “la trasparenza e’ ostacolata, le regole democratiche sono considerate un intralcio e chi dissente viene trattato come un nemico”. Blengino accusa direttamente il presidente Matteo Hallissey di avere “una concezione proprietaria del partito” che risulta “ormai ostaggio di una setta politica nella quale la fedeltà personale prevale sulle competenze e gli organi statutari sono ridotti a strumenti di ratifica di decisioni assunte altrove”. Blengino, inoltre, denuncia “la scarsa trasparenza di alcune iniziative, tra cui la campagna Stop Tassa Etica, e il tentativo di trasformare Radicali Italiani in uno strumento di guerra interna a Più Europa, al servizio di ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con le nostre battaglie”. E conclude: “Non intendo prestare ulteriormente il mio nome, il mio ruolo e la mia responsabilità a questa degenerazione. Insieme a me, altri dirigenti di Radicali Italiani hanno deciso di rassegnare le proprie dimissioni dagli organi del partito”.
Blengino, però, nel suo discorso che ha tenuto all’inizio della riunione in cui ha annunciato il suo addio ai Radicali Italiani, il cui video è pubblicato nella sua pagina Facebook, lancia molte altre importanti accuse. “Abbiamo trasformato il nostro metodo di lotta politica nella ricerca ossessiva, compulsiva, ostinata del nemico, della persona da annientare e non dell’avversario e non del soggetto con cui dialogare, con cui scontrarsi. E questa è una differenza fondamentale tra un metodo non violento e un metodo che non ha nulla a che fare con una politica non violenta”, dice parlando del modo di far politica di Hallisey. E aggiunge: “Non combattiamo i privilegi, non combattiamo le leggi, il sistema politico che regala quei privilegi, ma combattiamo i singoli, il nemico diventa il singolo, la personalizzazione sistematica del conflitto”. Blengino, poi, rivela di aver ricevuto delle intimidazioni gravi:
“Negli ultimi mesi ho subito pressioni personali politiche, insulti e comportamenti intimidatori di fronte all’ipotesi di volermi allontanare da questo sistema”. E ancora: “Due o tre settimane fa ho negato un rimborso per una piattaforma digitale il cui abbonamento scade oltre il termine del congresso e che quindi, in qualità di segretario e legale rappresentante del partito, ho ritenuto di non rinnovare proprio perché c’è il Congresso. Il risultato di questa mia azione è stato trovarmi due persone sotto casa e, poi, ci sono state delle velate minacce di morte”. Blengino rivela che anche altri compagni di partito hanno ricevuto minacce per il semplice fatto di aver denunciato che in molti banchetti per la raccolta firma sulla campagna contro la tassa etica mancavano gli autenticatori. “Alcune di quelle firme, sono state raccolte in maniera irregolare”, ammette. Il vero punto di rottura, però, un altro. “Negli ultimi due comitati nazionali - rivela Blengino - la nostra tesoriera, Patrizia De Grazia, ha dato dei numeri relativi alle note di tesoreria falsi” per quanto riguarda i costi della campagna contro la tassa etica. L’ormai ex dirigente dei Radicali Italiani, poi, chiosa: “Ritengo che non si possano rimproverare a Più Europa le carenze democratiche e organizzative senza avere il coraggio di guardare alle nostre ben più gravi carenze democratiche e organizzative. E, a proposito di Più Europa, non si può utilizzare un patrimonio politico, le risorse economiche, il lavoro dei militanti di un partito per alimentare una guerra che ha come unico obiettivo la conquista di un altro partito e l’annientamento dell’avversario”. Il riferimento a Magi è velato, ma chiarissimo.
