"L'Europa sta finalmente andando nella direzione che il nostro governo ha indicato con determinazione: contrastare i trafficanti di esseri umani e riaffermare il principio che il fenomeno migratorio va governato, non subito".
Il ritorno da Ankara diventa per Giorgia Meloni (in foto) non solo un'occasione per riflettere sui rapporti transatlantici e sui segnali di ricucitura arrivati da Washington e dall'amministrazione statunitense, al netto dei meme presidenziali, ma anche l'occasione per rivendicare quello che Palazzo Chigi considera una conquista e un successo: il cambio di paradigma europeo sull'immigrazione.
La proposta della Commissione Ue e dell'Alta rappresentante di introdurre un nuovo regime di sanzioni contro le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti viene letta dal governo come la conferma che Bruxelles ha imboccato la strada indicata dall'Italia. "Volevamo cambiare l'approccio europeo sull'immigrazione, renderlo più concreto, più responsabile e più attento alla sicurezza dei cittadini. I fatti dimostrano che questa direzione sta prendendo forma", osserva la premier, sottolineando come colpire i trafficanti significhi "agire alla radice di un fenomeno che lucra sulla vita delle persone" e ribadendo che "il fenomeno migratorio va governato, non subito".
Parole che arrivano quasi in contemporanea con l'annuncio di Bruxelles. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen presenta infatti il nuovo pacchetto di misure contro trafficanti di esseri umani, tratta e altre forme di criminalità organizzata, rivendicando il principio secondo cui "in Europa dobbiamo essere noi a decidere chi entra nel nostro territorio e a quali condizioni". A certificare il cambio di clima è anche il copresidente dell'Ecr Nicola Procaccini, secondo cui "finalmente la Commissione europea parla il linguaggio dell'Italia".
Un ulteriore segnale della volontà di tornare a concentrarsi sui temi caldi dell'attualità, quelli maggiormente sentiti dai cittadini, arriva in serata quando la premier convoca a Palazzo Chigi Antonio Tajani e Matteo Salvini, con i ministri, per fare il punto sulla situazione sicurezza, nella consueta riunione settimanale che questa volta è stata particolarmente lunga. Un tema che, come spiegato anche ad Ankara, non è solo pattugliamento delle strade, ma anche protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza energetica, cybersicurezza, protezione dei dati, resilienza delle catene di approvvigionamento, difesa dei confini e capacità di rispondere alle emergenze.
Sul fronte interno, intanto, arriva un inatteso riconoscimento per Giorgia Meloni da parte di Urbano Cairo. In un'intervista al Foglio, l'editore e presidente di Rcs e La7 affronta anche il tema del futuro della premier. "Bisogna vincere le elezioni, ma se le vince ha tutto il diritto di ambire" al Quirinale, afferma Cairo, legittimando apertamente un'eventuale candidatura di Meloni al Colle. Un giudizio che si accompagna ad altre valutazioni destinate a far discutere: da Mario Draghi definito "sopravvalutato" al generale Roberto Vannacci, che secondo Cairo intercetta "un vento che soffia in Europa".
Nel centrodestra, intanto, resta aperto il confronto sulla legge elettorale, di cui non è escluso che si sia parlato anche a Palazzo Chigi, in particolare sula questione preferenze. Matteo Salvini spiega che l'obiettivo resta garantire a chi vince la possibilità di governare cinque anni.
Antonio Tajani, dal canto suo, conferma che il lavoro procede in Parlamento: "Sulla legge elettorale stanno lavorando i rappresentanti dei partiti".
Il leader azzurro coglie poi l'occasione per attaccare le opposizioni, sostenendo che "non c'è più il centrosinistra, c'è solo l'estrema sinistra" e definendo l'immagine dell'incontro tra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni "la foto di un campo stretto".