Al via la prima edizione del Premio Mattei per la cooperazione culturale, promosso dal ministero della Cultura, di concerto con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per rafforzare le relazioni tra l’Italia e gli Stati del continente africano attraverso il sostegno a opere, progetti culturali e programmi di formazione artistica e accademica. L’iniziativa, istituita in attuazione del Piano Mattei, dispone di una dotazione finanziaria pari a un milione di euro. La cultura apre strade poco battute, perfino nei casi in cui si direbbero le uniche da percorrere. La storia di Enrico Mattei è la storia del tentativo di emancipare l’Italia e raggiungere la sovranità energetica. Un tentativo finito con l’esplosione dell’aereo del presidente Eni, precipitato a Bascapè, nel pavese, la sera del 27 ottobre 1962. Non vogliamo neanche accennare alle varie inchieste, ai depistaggi, alle morti sospette ricondotte dalla magistratura alla vicenda. Vogliamo piuttosto capire se ha qualcosa da insegnarci. In brevissimo: Enrico Mattei, ex partigiano, democristiano, uomo intelligente e carismatico viene messo a capo dell’Eni. Decide di lavorare sodo per il bene dell’Italia, Paese al centro della Guerra fredda, e quindi costantemente sotto la lente d’ingrandimento. Mattei cerca gas e petrolio a buon prezzo, per evitare di pagare dazio (cioè prezzi esagerati) alle sette sorelle, le multinazionali anglo-americane dell’oro nero. Si rivolge all’Unione Sovietica, ben lieta di offrire gas a basso costo e infilare un paletto nel cuore dell’Alleanza atlantica. Gli americani invece non sono contenti, per usare un eufemismo. Mattei accetta di fare marcia indietro: niente Russia. Però non si torna completamente al passato. Trovato un accordo con le sette sorelle, Mattei vuole trivellare in Medio Oriente e soprattutto in Africa, firmando contratti con l’Algeria. E qui si arrabbiano i francesi, soprattutto quelli che non accettano la recentissima indipendenza della colonia (18 marzo 1962). Sulle analogie col presente, tirate voi le conclusioni. Per il resto, è giusto celebrare la memoria di Enrico Mattei.

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