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Politica internazionale

Dublinanti, l’Italia chiude la porta: 80mila richieste dall’Ue e zero trasferimenti dal 2022

Prima dello stop del Viminale migliaia di richiedenti asilo tornavano ogni anno in Italia. Ora Roma sfida il sistema europeo e chiede più solidarietà

Migrants who crossed into Spain are escorted by Spanish soldiers toward the Spanish-Moroccan border for their return to Morocco from the Spanish enclave of Ceuta, Sunday, Aug. 2, 2026. (AP Photo/Bernat Armangue)

La linea italiana sui dublinanti non cambia. E i numeri raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione politica la portata della svolta impressa dal governo. Dal 5 dicembre 2022, giorno della circolare con cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha bloccato i rientri, fino al 31 dicembre 2025, l’Italia ha ricevuto circa 80 mila richieste di presa in carico da parte degli altri Paesi europei, istanze a fronte delle quali il nostro Paese ha azzerato ogni trasferimento.

Un cambio di passo netto rispetto agli anni precedenti, quando Roma si faceva carico di migliaia di richiedenti asilo già passati dall’Italia e successivamente trasferitisi in altri Stati dell’Unione. Nel solo quinquennio 2018-2022 erano stati riportati nel nostro Paese 17.605 dublinanti.

Il meccanismo è quello previsto dal Regolamento di Dublino: il migrante che presenta domanda di protezione in un Paese europeo dopo essere stato identificato in un altro può essere trasferito nello Stato considerato competente per l’esame della richiesta. Una norma che, inevitabilmente, finisce per pesare soprattutto sui Paesi di primo approdo. E dunque sull’Italia, una delle principali porte d’ingresso dell’Unione attraverso il Mediterraneo.

I dati degli anni passati rendono evidente il peso del sistema: i trasferimenti verso l’Italia erano stati 3.344 nel 2014, 2.963 nel 2015, 4.512 nel 2016, 5.948 nel 2017 e addirittura 6.468 nel 2018. Poi 5.987 nel 2019, prima del calo registrato durante gli anni della pandemia: 1.367 nel 2020 e 1.468 nel 2021. Nel 2022 erano tornati a salire a 2.315.

Poi è arrivato lo stop del Viminale. Una decisione con cui Roma ha di fatto posto un argine a un sistema ritenuto squilibrato, soprattutto considerando che l’Italia deve già gestire gli arrivi e le procedure legate ai migranti che sbarcano direttamente sulle proprie coste.

La questione resta al centro anche del confronto con gli altri governi europei, Germania in testa. Nel 2025, secondo i dati Eurostat riportati nei giorni scorsi, l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste di ripresa in carico, risultando il Paese Ue maggiormente sollecitato. Berlino, invece, è stata quella che ha presentato il maggior numero di richieste in uscita.

Ed è proprio qui che si misura la posizione del governo: Roma non intende più accettare che la gestione dei movimenti secondari ricada automaticamente sui Paesi di frontiera. Il nuovo Patto europeo su immigrazione e asilo cambierà procedure e tempi, ma per l’Italia il principio politico resta lo stesso: la solidarietà europea non può funzionare soltanto quando si tratta di rispedire i migranti verso Sud.

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