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Minetti graziata, ok del tribunale. Il "Fatto" ora trema per la causa Usa

Solo di spese legali si arriva a 5 milioni. L'obiettivo è chiudere senza processo

Minetti graziata, ok del tribunale. Il "Fatto" ora trema per la causa Usa
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Ora che la grazia del Quirinale per Nicole Minetti è efficace - così ha deciso ieri il tribunale di Sorveglianza di Milano, cancellando la pena residua di 3 anni e 11 mesi per Ruby e Rimborsopoli - per Rai e Fatto quotidiano sono bitter dicks. Non tanto per la causa in Italia da 5 milioni di euro intentata dal pool di Emanuele Fisicaro, Antonella Calcaterra e Paolo Siniscalchi (la mediazione obbligatoria è fissata a fine mese) ma per quella in America di Giuseppe Cipriani. "Per pagare un lawyer serve a lot of money", ci spiega Elizabeth C., rampante avvocato che al Giornale spiega come funzionerà la causa avanzata dagli attorneys Usa Stefan Savic, Andrea Fiocchi e Brian L. Grossman dello studio legale Reinhardt Savic Foley Llp di Wall Street Plaza. Da loro bocche cucite, ha risposto solo Fiocchi: "Vista la smear campaign (campagna diffamatoria, ndr) meglio parlarne in aula a New York".

L'erede dell'Harry's Bar si sente danneggiato dai presunti scoop del Fatto smentiti dal Pg di Milano Francesca Nanni. Nonostante una diffida a pubblicarle, il Fatto ha continuato. Cipriani ha già speso migliaia di dollari in indagini e consulenti legali da più di mille dollari l'ora.

Quando deve sborsare Travaglio? Il quotidiano è stato citato per 250 milioni di dollari di danni. E quanto rischia? L'ammontare dell'eventuale settlement non sarà meno di 25 milioni. L'anticipo minimo che chiederanno i legali Usa al Fatto è di 100mila dollari, solo per sedersi al tavolo serve un altro milione di dollari cash. Da due a cinque se la causa durasse molto mesi. Solo di spese legali. "I presupposti giuridici ci sono per chiedere i danni già dimostrati esistenti", dicono Romolo e Massimo Reboa da Fort Lauderdale in Florida. Secondo loro "la causa ha gambe per camminare".

Da quando riceveranno formalmente l'atto ci vorranno 20 giorni per rispondere. In gergo si chiama the day of service, a quanto risulta al Giornale è scattato l'altroieri. La prima mossa del Fatto sarà deny and delay, negare e procrastinare. Negare la competenza sui pezzi del Fatto e chiedere più tempo per predisporre la motion to dismiss: Cipriani non può fare causa negli Usa, è una challenged jurisdiction, si può rivendicare la Convenzione dell'Aja o il free of speech che negli Usa è tema sensibile. Anche se all'articolo 17 della citazione si capisce che questa non è una causa per diffamazione ma per danni, c'è il malicious intent. "Sapevi che scrivevi il falso ma hai continuato", spiegano i due legali italo-americani, tanto che a Cipriani hanno negato un loan da 50 milioni per le notizie rimbalzate negli Usa sui millantati rapporti con il pedofilo Usa Jeffrey Epstein, che secondo le carte risalirebbero al 2010, limitati all'affitto di un locale. Oltreoceano essere accostati a Epstein fa malissimo, "la reputazione è tutto quando si è a quei livelli", ricordano i Reboa.

Una volta che Cipriani e Fatto avranno esposto le ragioni si passerà alla discovery: documenti, interrogatori e testimonianze under oath, sotto giuramento.

Dopo la discovery ci sono le motions sommarie e scritte, il giudice fa le hearings e si arriva agli inflaction point: accordo (la Corte può invitare le parti a un'intesa ma nessuno è obbligato) o processo. "Oggi il 90-95% delle cause si ferma prima", ricorda l'avvocatessa Usa. "È chiaro che 250 milioni di dollari è un crazy number, lo chiamiamo pie in the sky". Una costosa American pie.

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