Lo scontro verbale tra Washington e Teheran si è ulteriormente inasprito nel weekend, tra le minacce di nuovi attacchi da parte di Donald Trump, e il monito di Mojtaba Khamenei che giura vendetta per la morte del padre, con un giornale iraniano che pubblica una "lista nera" in cui compare anche la premier Giorgia Meloni.
Il presidente Usa già venerdì ha accusato l'Iran di un complotto per assassinarlo, e ieri è tornato ad usare toni bellicosi, promettendo ancora una volta di annientare il Paese. "Gli ordini sono già stati impartiti e l'esercito statunitense è pronto, disposto e in grado (per un periodo di un anno, prorogabile) di decimare e distruggere completamente tutte le regioni dell'Iran", ha scritto il tycoon su Truth. "Mille missili sono pronti al lancio e puntati contro la Repubblica Islamica, con migliaia di altri pronti a seguire immediatamente, qualora il governo iraniano agisse in base alla sua minaccia, pronunciata in molti angoli del globo, di assassinare, o tentare di assassinare, l'attuale presidente Usa, in questo caso, me", ha aggiunto.
La Guida Suprema dell'Iran, da parte sua, nel primo messaggio dopo i funerali del padre, l'Ayatollah Ali Khamenei, ucciso in un raid di Usa e Israele il 28 febbraio scorso, ha sottolineato che la "vendetta è inevitabile" contro i responsabili della sua morte, i "criminali" coinvolti "non moriranno in pace nei loro letti" e la resa dei conti sarà compiuta, con o senza il coinvolgimento diretto delle autorità di Teheran. "Dico al nostro leader martire che giuriamo di vendicare il suo sangue puro e quello di tutti i martiri di queste due guerre, versato da assassini criminali e disonorevoli - ha scritto Khamenei, nominato a marzo nuova Guida Suprema, ma da allora mai apparso in pubblico - Questa vendetta è la volontà della nostra nazione e deve inevitabilmente essere compiuta".
Il quotidiano Hamshari, di proprietà del comune di Teheran, ha pubblicato una sorta di "lista nera" con le foto dei presunti responsabili della morte di Ali Khamenei, tra cui compaiono ovviamente Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con un bersaglio in fronte, ma anche Meloni, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il segretario di stato Usa Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth, tutti in uniformi arancione da carcerati.
Questo inasprimento della retorica segue gli scambi di attacchi, nel frattempo cessati, dei giorni scorsi: gli Stati Uniti hanno colpito il nemico per due notti consecutive a partire da martedì, dopo aver ritenuto Teheran responsabile di attacchi contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Secondo il Ministero della Salute, 17 iraniani sono rimasti uccisi e 115 feriti. Intanto, secondo quanto affermato da alcuni funzionari americani a Cbs News, l'Iran avrebbe ammesso che è stato "un gruppo di estremisti fuori controllo" a tentare di minare i negoziati di pace e la tregua colpendo le navi mercantili a Hormuz e provocando la reazione degli Usa.
"Loro (gli iraniani) sono tornati al tavolo delle trattative e hanno detto: Abbiamo sbagliato.
Abbiamo commesso un errore. Continuiamo a parlare", hanno riferito le fonti. Gli Stati Uniti tuttavia vogliono che la Repubblica islamica dichiari pubblicamente che lo Stretto è aperto e si impegni a cessare di sparare contro le navi mercantili.