Nel Def spunta il "fisco equo": aumenti delle tasse in vista

Il governo approva il documento e certifica il crollo dell'economia. Ma già dal 2021 andrà ridotto il debito

Nel Def spunta il "fisco equo": aumenti delle tasse in vista

La ripresa economica dell'Italia passerà per un programma in sette punti, elencati nel Def approvato ieri dal governo. Ma nei piani del governo non c'è un vero taglio delle tasse. Al contrario, il Documento di economia e finanza che il governo ha approvato - o meglio nella bozza in entrata - l'esecutivo lascia aperto uno scenario che non esclude un aumento della pressione fiscale.

Vero che nelle bozze, c'è «la soppressione egli aumenti dell'Iva e delle accise» per «il 2021 e gli anni seguenti». E non è poco. Ma per il resto zero. Il fisco è il sesto punto delle «misure urgenti di rilancio», ma la sostanza è solo un «rinvio di alcuni adempimenti fiscali e sostegno alle imprese e ai lavoratori autonomi». Quindi, i prestiti del decreto imprese e il bonus da 600 euro.

Per ritrovare qualche indicazione sul fisco bisogna voltare pagina (letteralmente) e leggere con attenzione il capitolo successivo del documento, dedicato al «Rilancio dell'economia, sostenibilità del debito pubblico». Il tono cambia radicalmente. Per ridurre il debito, fuori controllo anche a causa delle spese sostenute nell'emergenza, il Def cita il «contrasto all'evasione fiscale» e poi «le imposte ambientali». Questo quando anche ieri esponenti di Italia viva davano per certo il rinvio di Plastic e sugar tax. Imposte confermate dall'ultima bozza.

Ma il paragrafo dedicato al fisco continua e annuncia una «riforma della tassazione che ne migliori l'equità». Formula nemmeno troppo vaga che indica un aumento delle tasse per alcuni e, forse, una diminuzione per altri.

Il comunicato ufficiale di palazzo Chigi glissa su questa ipotesi. Conferma che ci sarà una percorso graduale di rientro nel rapporto debito/Pil, durante il quale, assicura il governo, «misure restrittive di politica fiscale sarebbero controproducenti». Un capitolo aperto, nella migliore delle ipotesi.

Il contesto è quello conosciuto. Nell'illustrare le previsioni, il Def cita il famoso «cigno nero», cioè l'evento imprevisto che cambia radicalmente la situazione. L'economia italiana conoscerà una recessione mai vista. La diminuzione del Pil del 2020 sarà dell'8%. Più della previsione di Confindustria (-6%), ma meno drammatica di altre, come quella del Fmi che ha stimato un meno 9,1%. Lo scenario potrebbe quindi cambiare in peggio. Senza virus, la crescita si sarebbe attestata allo 0,6%.

Il nuovo deficit è fissato al 10,4 per cento del Pil nel 2020 e al 5,7 per cento nel 2021. Il nuovo livello del debito pubblico si attesta al 155,7 per cento del Pil nel 2020, ma già nel 2021 calerebbe a 152,7 per cento per poi riallinearsi con le previsioni pre-pandemia.

Nel quadro economico tendenziale il tasso di disoccupazione si attesta nel 2020 al 11,6% e all'11% nel 2021. Tra i nuovi dati che danno il senso della crisi, un crollo dei consumi del 7,2% e degli investimenti (-12,3%).

La cura prevista dal Def prevede anche maggiori risorse per il sistema sanitario e liquidità per le imprese. Poi un'accelerazione dei tempi di pagamento di debiti della pubblica amministrazione, estensione della cassa integrazione in deroga e delle indennità per autonomi, colf e badanti e misure per «cittadini non coperti da altre forme di assistenza». Poi interventi mirati alle attività danneggiate dal lockdown.

Il governo ha approvato anche lo scostamento del deficit da 55 miliardi. Ma si spinge a chiedere deficit fino al 2032, con la cifra monstre di 440 miliardi. La prima tranche serve a finanziare il decreto di aprile. Tra le novità emerse ieri dalle bozze del decreto, 792 milioni per tagliare le bollette con un differimento delle accise su gas ed energia. Da ieri è terminato l'iter di conversione del decreto di marzo, il cosiddetto «Cura Italia» è stato approvato dalla Camera.