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Niente carisma gaffe ed errori. Disastro Keir dopo il trionfo

Nel 2024 il successo, poi gli scandali dei regali e Mandelson

Niente carisma gaffe ed errori. Disastro Keir dopo il trionfo
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Un destino beffardo per un leader che si chiama Keir in onore di Keir Hardie, fondatore del Partito Laburista. Un destino doppiamente beffardo dopo la vittoria a valanga del 2024, quando il Labour da lui guidato trionfò alle ultime elezioni, strappando una maggioranza di due terzi e riportando il partito verso il centro moderato dopo l'epoca Corbyn. A distanza di due anni da quel successo, il primo ministro britannico Keir Starmer esce di scena e apre le porte al settimo capo di governo in meno di dieci anni nel Regno Unito. A nulla è valso il suo pedigree da uomo della working class, nato a Londra ma cresciuto nel Surrey da padre operaio in fabbrica e madre infermiera, costretta a smettere di lavorare per una grave forma di artrite. A nulla è valso il suo profilo di self-made man, unico di quattro figli a laurearsi e avviare dopo la specializzazione a Oxford una carriera legale come avvocato in diritti umani, culminata nel ruolo di capo della Procura nazionale. A nulla è valso nemmeno il trionfo di due anni fa, determinato più dalla stanchezza per 14 anni di dominio conservatore che dall'entusiasmo per la sua leadership. Starmer esce di scena e tornerà a dedicarsi a moglie e figli, come annunciato nel suo discorso di addio, e molto probabilmente a godersi anche la passione irrefrenabile per il calcio e l'Arsenal.

La sua parabola si spiega con un mix di scarso carisma, passi falsi e circostanze complesse. Dal 2016, da quando il 23 giugno di dieci anni fa i britannici votarono al 52% per la Brexit, il Regno Unito è piombato in una lunga fase di instabilità e crisi e ha macinato leader come un tritatutto. Starmer ne è vittima anche lui, nonostante si fosse schierato per il Remain, salvo poi accettare con pragmatismo il divorzio dalla Ue e infine, da premier, concludere accordi per "resettare" le relazioni e rafforzare gli scambi economici con l'Ue, pur escludendo l'adesione al mercato unico o all'unione doganale. Ma sono soprattutto gli errori politici ad aver segnato la sua discesa politica. Il più imperdonabile, a inizio mandato, è stato il taglio dei sussidi per il riscaldamento ai pensionati, percepito britannici come un attacco ai più vulnerabili, insieme alle riforme sugli assegni di sostegno per malattia e disabilità. Poi è arrivato lo scandalo dei regali, vestiti e biglietti per concerti e partite, ricevuti dai finanziatori del partito. Intanto il costo della vita saliva nel Regno Unito e il premier veniva accusato di aver gestito troppo lentamente e in modo insoddisfacente la crisi. Come se non bastasse, Nigel Farage e Donald Trump hanno alimentato l'insofferenza di chi gli imputa di aver fallito sull'immigrazione, con il miliardario Elon Musk che sui social network ha rilanciato una durissima campagna in cui si accusava Starmer, al tempo in cui era capo della Direzione dei Pubblici Ministeri, di essere "complice degli stupri di massa" commessi nel Regno Unito dalle grooming gangs (bande di asiatici dedite allo sfruttamento sessuale). A tutto ciò si è aggiunto lo scandalo di Peter Mandelson, nominato da Starmer ambasciatore negli Usa nonostante il parere negativo dei servizi di sicurezza e i suoi legami con il pedofilo suicida americano Jeffrey Epstein. Starmer ha licenziato Mandelson, ma l'onta è rimasta.

Infine le elezioni, il test che non mente e non ammette alibi. Alle ultime amministrative di maggio, per il Labour è stata una débâcle, con migliaia di consiglieri locali persi in tutta l'Inghilterra, la storica fine del controllo del governo autonomo in Galles, l'avanzata di Reform UK di Nigel Farage a destra e dei Greens, i Verdi, a sinistra.

Pochi giorni dopo quel voto, Starmer ha pronunciato il discorso "dell'ultima spiaggia", così ribattezzato per un errore di trascrizione dei sottotitoli in diretta (beach invece che defeat). Il premier avvertiva: "Se continuiamo a sbagliare ancora a lungo, non solo saremo sconfitti alle prossime elezioni generali, ma spalancheremo le porte a un governo guidato da Nigel Farage".

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