Un po’ per paura dello scomodo vicino russo. Un po’ per necessità. Un po’ perché in fondo, vista l’aria che tira, non si può mai sapere. Fatto sta che la Danimarca si muove e decide di rimpolpare il suo esercito. Da ieri è in vigore la nuova leva di che passa dai precedenti 4 agli attuali 11 mesi e già dall’anno scorsa è stata estesa pariteticamente a uomini e donne. Per il momento l’arruolamento rimane volontario ma non è detto che la situazione resti a lungo la stessa: se non si raggiunge infatti il numero fissato di coscritti, scatterà un sorteggio tra gli idonei al servizio che verranno di fatti arruolati ogni caso a patto di essere adulti sani e maggiorenne. Il sorteggio sarà utilizzato solo per coprire le quote rimanenti in caso di necessità.
Una svolta voluta e cercata da tempo dal governo di Copenaghen che fa sapere come circa 1.600 reclute «nel secondo contingente di quest’anno, sono stati distribuiti nei diversi centri militari. Il prolungamento del servizio offre la possibilità di utilizzare reclute in nuovi ruoli nelle capacità operative e questo contribuisce a generare una forza più grande e più veloce». Secondo le linee guida, nei primi cinque mesi i giovani, un quinto dei queli sono donne, ricevono un addestramento di base e in seguito sono inviati a servizi operativi dell’Esercito, in patria, incluso il territorio autonomo della Groenlandia (mai delicato come negli ultimi mesi), alla missione Nato in Lettonia o integrati nel corpo della Marina. L’obiettivo a medio termine è quello di aumentare il numero annuo di reclute da 4.500 a 6.500 effettivi che diventeranno 7.500 entro il 2033. Un meccanismo di fatto similare agli altri Paesi nordici confinanti come Svezia, Finlandia e Norvegia, il cui servizio militare è basato sulla coscrizione obbligatoria, così come la regione Estonia, Lettonia e Lituania.
La decisione della Danimarca di accelerare il potenziamento della difesa sui colloca naturale nel contesto delle pressioni sulla sicurezza degli ultimi mesi. Dall’invasione russa in Ucraina con la conseguente minaccia anche sugli Stati del fronte Est, fino alle mire di conquista della Groenlandia per il controllo dell’Artico. Non a caso già entro la fine del mese, il Paese è pronto a schierare un contingente in Groenlandia. Oltre 100 soldati in servizio per un mese, secondo i piani per «attività operative alle truppe professionali». Una mossa anche e soprattutto politica, dopo i proclami di Donald Trump e le sue mire sull’isola. Magari non servirà. Ma in fondo, visto il momento storico e geopolitico, non si sa mai.
