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“Niente sciacallaggi, ha problemi psichici”. Così la sinistra negava la matrice islamista

I progressisti accusavano la destra di seminare odio anziché denunciare l’ennesimo attacco di un radicalizzato

Web e Ia, l'Isis recluta i 15enni (e per i pm El Koudri è matto)

Neanche il tempo di comprendere le motivazioni e il profilo dell’attentatore, che lo scorso 16 maggio si è gettato a Modena sulla folla con la propria automobile, che la sinistra, non appena appreso si trattasse di un marocchino di seconda generazione, si è affrettata a derubricare l’attentato di Salim El Koudri come il gesto di un folle.

Così, già il giorno successivo, è stata organizzata a Modena una manifestazione con il sindaco Massimo Mezzetti e il presidente della regione Michele De Pascale per lanciare un messaggio di unità contro «chi semina odio». Il riferimento non era all’attentatore quanto a chiunque sottolineasse come le modalità di azione di El Koudri fossero analoghe a quelle dei terroristi islamici. Eppure le evidenze nelle settimane successive hanno dimostrato che non si è trattato semplicemente del gesto di uno «squilibrato» o di una persona con «problemi psichiatrici» ma di un attentato compiuto da un profilo radicalizzato. Una realtà opportunamente ignorata e tenuta nascosta perché non funzionale alla narrazione della sinistra che si è invece spesa per ricondurre l’episodio solo nel campo della follia mentale.

Il sindaco di Modena Massimo Mezzetti aveva affermato: «No allo sciacallaggio politico. L’autore del grave episodio è un italiano, affetto da gravi disturbi psichici» per poi aggiungere in Consiglio comunale che non emergevano elementi per collegare il gesto a un’organizzazione terroristica o alla radicalizzazione e che «la matrice prevalente sarebbe quella del disagio psichico».

Intervenendo alla manifestazione il giorno dopo l’attentato, anche il governatore dell’Emilia Romagna impostò il proprio discorso sul tema della salute mentale affermando che «se emergeranno correlazioni con la salute mentale della persona che ha compiuto questo gesto», occorrerà potenziare i servizi. Secondo De Pascale i referti e le visite di anni prima compiute da El Koudri «in nessun modo facevano presagire elementi di violenza» perché «anche il disagio psichico ha delle evoluzioni che sono imprevedibili».

La segretaria del Pd Elly Schlein se l’è invece presa con la destra per le «becere strumentalizzazioni» sostenendo che «ha fallito e deve mettere al centro il tema della salute mentale, in un Paese in cui mancano 12.000 professionisti». L’enfasi sul «grave disagio psichico» dell’attentatore è stata sottolineata anche in Senato da Marco Rando del Pd, così come dalla consigliera regionale dem Ludovica Carla Ferrari per cui era «evidente» che il disagio psichico avesse avuto «un ruolo non trascurabile nel gesto criminale» legando l’episodio alla necessità di rafforzare prevenzione e servizi di salute mentale.

Si tratta di una linea portata avanti anche da vari opinionisti e giornali progressisti, emblematico un articolo di Fanpage dello scorso 20 maggio intitolato No, Salim El Koudri non era un terrorista islamico in cui si spiega che «questo non è un atto di terrorismo religioso, ma l’esplosione di un disagio psichico» contrapponendo la radicalizzazione alle «forti difficoltà psicologiche». Tesi poi smentite dai fatti ma non ascolteremo alcuna dichiarazione né leggeremo alcun articolo della sinistra per raccontare cosa è davvero accaduto a Modena.

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