Il giorno dopo il selfie della discordia, il campo largo è al limite di una crisi di nervi. Renzi snobba tutti e prepara il viaggio per Chicago dove oggi incontrerà Barack Obama alla cerimonia inaugurale dell'Obama presidential Center, i riformisti del Nazareno vorrebbero garanzie sui contenuti programmatici perché sussurrano a taccuini chiusi "quella foto è claustrofobica". Uno stato di tensione che viene descritto al meglio da Clemente Mastella, ex diccì e animatore dell'area moderata del fronte progressista: "Il campo largo inciampa sul selfie. Cominciare così la corsa verso le Politiche, con una conventio ad excludendum di tutta l'area moderata è un regalo agli avversari". È una foto monca, senza quell'area riformista-popolare che non avrebbe mai pensato di ritrovarsi in una coalizione di sinistra-centro. Ed è la ragione per cui la riflessione da quelle parti è ricominciata. Confidano che ci potrebbero altre uscite dopo quella di Pina Picierno. L'indiziato numero uno è l'europarlamentare Giorgio Gori che non a caso secondo diverse fonti qualificate potrebbe essere il candidato di Renzi in caso di primarie di coalizione. Come del resto, vengono riferiti mal di pancia da parte di Stefano Bonaccini che sotto sotto spera di spuntarla come leader della compagine progressista, così da bilanciare il baricentro.
Già, la coalizione. È impresa complicata scrivere un programma che possa tenere insieme le istanze del duo Fratoianni- Bonelli e quelle dei renziani. Dalle questioni economiche alla politica estera, come si potranno mai mettersi d'accordo le truppe di AVS con quelle di Italia viva? E sulla patrimoniale, prevarrà la linea di Schlein che si dice favorevole così come Fratoianni o l'opposizione di Renzi e Conte che almeno sulla super-tassa ritengono sia un autogol solo parlarne? E ancora, come si inseriranno in questo contesto i ramoscelli centristi di Vincenzo Spadafora ed Ernesto Maria Ruffini?
Interrogativi che mettono in discussione le sorti di una coalizione che fin qui non ha né una piattaforma né una leadership definita. Sotto quella foto non c'è nulla di più di fondamenta fragili che non potrebbero reggere a una costruzione che ha come unico principio fondante, quello di sconfiggere il centrodestra.
E di sicuro non aiuta la sfrontatezza di Nicola Fratoianni che avverte: "Pd, M5s e Avs oggi rappresentano circa il 42% dei consensi secondo tutte le rilevazioni disponibili e sono le tre forze più grandi dell'opposizione". Tradotto, il luogo decisionale della coalizione è il perimetro di quella foto di martedì. Poi certo, qualcosa o qualcuno si potrà aggiungere, ma il patto di sindacato è stato siglato.
Tutto questo, va da sé, ha scatenato il malessere dell'area renziana, che cerca di dissimulare all'esterno scaricando sulla sinistra la responsabilità di una eventuale spaccatura. "Chi sceglierà di rompere il centrosinistra - dichiara Maria Elena Boschi - dovrà assumersi la responsabilità di consegnare ancora una volta il Paese alla destra. Noi continueremo a lavorare, con determinazione, per l'unità e per un'alternativa di governo seria e riformista". E se è vero che ancora ci sarebbe tempo per ricucire le divisioni, è vero altresì che c'è un'area ampia del M5S che è contraria all'ingresso di Renzi.
Ed è un'area che segue gli editoriali di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, che ha ribattezzato come "Renzacci" l'ex rottamatore, e che è capitanata da Chiara Appendino: "I numeri e la storia parlano chiaro: averlo in coalizione fa solo perdere voti. Perché farsi del male da soli? Sarebbe tafazziano".