"Israele non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza". Il ministro della Difesa di Gerusalemme, Israel Kats, raggela la crescente fiducia per un accordo con l'Iran che il ministro degli Esteri di Teheran Seyed Araghchi definisce "mai così vicino" e conferma che per Benjamin Netanyahu e il suo governo un eventuale cessate il fuoco non si estenderebbe agli altri fronti di guerra in Medio Oriente. In particolare al campo da gioco del Libano meridionale, riapertosi dopo che Hezbollah, la milizia sciita e islamista finanziata dall'Iran, è entrata a gamba tesa il 2 marzo scorso, due giorni dopo l'attacco israelo-americano all'Iran suo alleato e sostenitore, provocando una controffensiva israeliana che ha causato finora migliaia di morti in Libano.
"L'Idf - prosegue Katz - continuerà a difendere i nostri confini e i nostri cittadini dal Monte Hermon, dalle montagne libanesi, dalla Samaria e dalla maggior parte del territorio di Gaza, contro le minacce provenienti da forze e organizzazioni jihadiste, come insegnamento fondamentale tratto dagli eventi del 7 ottobre". Certo, ammette Katz, "Il presidente Usa sta attualmente portando avanti un accordo con l'Iran nell'ottica degli interessi americani, compreso l'interesse comune con Israele, ovvero impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari". Netanyahu è in continuo contatto con Trump per impedire lo sblocco dei beni iraniani congelati, per la rimozione dell'uranio arricchito iraniano, per lo smantellamento del programma nucleare di Teheran, per porre limiti al programma missilistico e per determinare la fine del sostegno iraniano ai gruppi alleati nella regione. Ma Israele non si fida, e "deve garantire di avere anche la capacità di agire in modo indipendente in futuro per impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari, e il premier Benjamin Netanyahu e io abbiamo ordinato all'esercito di prepararsi di conseguenza", conclude Katz.
Sul campo in realtà niente fa pensare a una tregua in Libano. Gli attacchi dell'Idf non si fermano, così come non si fermano le ritorsioni di Hezbollah. Ieri sono state colpite le località di Al-Maslakh, nel distretto di Nabatieh, e di al-Bayyad vicino a Deir Aames, e l'Idf ha emesso un ordine di evacuazione in tre località nel distretto di Sidone, Sarafand, Tefahta e Mazraat Sinay. L'aeronatica avrebbe anche colpito e distrutto cinque lanciatori di razzi di Hezbollah utilizzati per sparare contro le truppe nel Libano meridionale. Da parte sua Hezbollah ha rivendicato l'uccisione di un soldato israeliano dopo aver attaccato delle truppe in un edificio nella città di Chamaa, nel distretto di Tiro, utilizzando un drone Ababil. Sotto attacco della milizia filo-iraniana anche un veicolo militare israeliano nella vicina città di Tayr Harfa.
Eppure Hezbollah è fiducioso: è convinto che Teheran insisterà affinché il Libano sia incluso in un accordo con gli Stati Uniti. "Se l'accordo andrà in porto, abbiamo piena fiducia nella Repubblica islamica... Siamo fiduciosi che insisterà su qualsiasi accordo, compresa la questione del Libano", ha dichiarato Hassan Fadlallah, esponente di spicco di Hezbollah.
La scorsa settimana, Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema iraniana, aveva affermato che Hezbollah ha "fatto grandi sacrifici" nella guerra e che il Libano "sarà parte integrante di qualsiasi accordo e di qualsiasi cessate il fuoco". Hezbollah non partecipa ai colloqui e ha chiesto al governo libanese di ritirarsi dal processo.