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Politica estera

Si arresta l’ondata “socialista”. Le primarie dem ai moderati

L’astro nascente Hong sconfitta in Wisconsin da Crowley. In bilico la strategia del tycoon che invoca la “minaccia comunista”. E the Donald finisce indagato per la decisione di vendere i suoi post

A supporter reacts as Democratic gubernatorial candidate Francesca Hong speaks during a primary election night watch party Tuesday, Aug. 11, 2026, in Madison, Wis. (AP Photo/Nam Y. Huh) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

L’avanzata dell’ondata socialista che in questo ciclo elettorale ha dominato buona parte delle primarie democratiche si frange contro le barriere innalzate dall’establishment del partito. A sorpresa, la candidata della sinistra estrema dei Dem, Francesca Hong, è stata sconfitta in Wisconsin dal moderato David Crowley per la nomination a governatore dello Stato. Crowley affronterà il candidato repubblicano Tom Tiffany.

Si trattava di una delle corse più seguite dai media Usa, che in vista delle elezioni di Midterm stanno tentando di interpretare i segnali che giungono dalla base del partito, laddove sul fronte opposto, con qualche eccezione, hanno finora prevalso per le nomination a livello nazionale e statale i candidati Maga sostenuti da Donald Trump o quelli più tradizionali. Il margine ristretto (lo 0,4%) col quale Crowley ha superato la Hong, che alla vigilia era accreditata di un vantaggio a doppia cifra, ha riproposto a parti inverse lo scenario col quale il progressista Abdul El-Sayed la settimana scorsa ha vinto di stretta misura in Michigan le primarie democratiche per il Senato, pur godendo di sondaggi estremamente favorevoli. Un segnale, forse, che la base moderata dei Democratici abbia deciso all’ultimo di recarsi in massa ai seggi per arginare i candidati più a sinistra, che nel voto di novembre rischierebbero di soccombere di fronte agli avversari Repubblicani, compromettendo le possibilità di riconquista del Congresso. Alla Hong venivano tra l’altro rinfacciate proposte come l’abolizione della festività di Thanksgiving e «defund the police». Posizioni che finirebbero per fare il gioco di Trump, che non a caso da mesi invoca la «minaccia comunista» per galvanizzare il suo elettorato.

È il tentativo del presidente di recuperare terreno nei sondaggi: l’ultima rilevazione di The Economist/YouGov gli assegna appena un 33% di gradimento. Oltre alle ricadute negative della guerra in Iran, non giovano i vari scandali che continuano ad addensarsi sulla Casa Bianca. È di ieri la notizia che il tycoon è stato citato in giudizio per la controversa iniziativa di vendere (a caro prezzo) ai trader di Wall Street l’anteprima dei suoi post su Truth Social, in grado di determinare l’andamento dei mercati. Ennesimo esempio, secondo i democratici, del suo gigantesco conflitto di interessi.

Anche per il presidente, la tornata di primarie di martedì ha segnato una (rara) battuta d’arresto. In South Carolina, Darline Graham è arrivata prima ma non ha ottenuto la maggioranza assoluta, mancando così la vittoria immediata alle primarie per il Senato; dovrà quindi affrontare un ballottaggio contro il deputato Ralph Norman. La Graham, alla sua prima esperienza politica, era stata esortata da Trump a subentrare nel seggio senatoriale appartenuto al defunto fratello, Lindsey Graham. In Minnesota,il candidato di Trump, Mike Lindell, ha perso contro la moderata Lisa Demuth la corsa per la nomination a governatore dello Stato. Lindell è sostenitore della tesi secondo cui il voto del 2020 fu truccato.

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