Leggi il settimanale

Non è nemmeno uno scandalo. È solo una perdita di tempo

Qui sta il punto, e conviene dirlo a bassa voce per non finire anche noi nella sagra: stiamo parlando di niente. Una battuta cattiva detta in un furgone, gonfiata fino a diventare caso nazionale

Non è nemmeno uno scandalo. È solo una perdita di tempo
00:00 00:00

C'è uno scandalo letterario che non vedremo mai. Due Nobel che si prendono a male parole: poniamo che Jon Fosse mandi a quel paese Abdulrazak Gurnah (che proprio in questi giorni è in Italia). Quella sì sarebbe roba da due pagine, con tanto di indignati di professione. Se non che, conoscendo Fosse, è la cosa più improbabile dell'universo: un mistico che scrive in nynorsk e che, semmai, ti benedice. Da quelle parti la voce non si alza. Lo scandalo, però, le due pagine le ha avute lo stesso. Solo che al posto di due Nobel c'erano i finalisti dello Strega su un pulmino. Michele Mari avrebbe detto di Michela Murgia cose sgradevoli, sull'aspetto e sul carattere. Frasi brutte, nessuno lo nega (men che meno chi scrive). Mari si è scusato con i colleghi presenti, soprattutto la scocciatissima Ciabatti, e ha precisato che si trattava di un discorso privato. Poi è partita la liturgia: il comunicato della Fondazione e la richiesta implicita di un'abiura pubblica per un cicaleccio da trasferta. Mancava la seduta di autocritica. E intanto, caduto il favorito, i giochi si riaprono: tornano in corsa Matteo Nucci e la stessa Ciabatti. Curioso come l'indignazione, certe volte, giovi anche alle classifiche.

Qui sta il punto, e conviene dirlo a bassa voce per non finire anche noi nella sagra: stiamo parlando di niente. Una battuta cattiva detta in un furgone, gonfiata fino a diventare caso nazionale. Nelle stesse ore gli accordi tra Iran e Stati Uniti hanno occupato meno colonne di una frase su una scrittrice scomparsa. Il pulmino dello Strega ha battuto la geopolitica. C'è quasi da esserne orgogliosi. Il meccanismo lo conosciamo. La letteratura che vince i Nobel e poi torna a casa a scrivere non offre il brivido dello scandalo né si presta all'editoriale lampo. La Murgia sì, perché non è più soltanto un'autrice ma un totem, e chi la nomina invano va processato. Il sacro non lo fissa più Stoccolma, lo fissa la valenza politica della vittima. Non conta più quanto vali, ma da che parte ti schierano.

Così, mentre chi ha già vinto tutto prosegue per la sua strada, sei adulti che si contendono un premio diventano per qualche giorno il fronte avanzato della battaglia di civiltà.

Ne escono tutti un po' più piccoli. Fosse, dal suo palco, non manderà mai a quel paese nessuno: ha di meglio da fare. Vista da fuori, con quella calma, questa storia è esattamente quel che sembra: una rumorosa, italianissima perdita di tempo.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica